“300 Miglia” dei trattori d’epoca: un’occasione per parlare di sicurezza

È approdata in Toscana la «300 Miglia» dei trattori d’epoca. Il viaggio è organizzato dal «Coast to Coast Tractor team» e vede in marcia da Broni (Pavia) a Montalcino (Siena) sette mezzi storici della meccanizzazione agricola degli anni Cinquanta e Sessanta. Fra gli obiettivi di questo tour a marcia ridotta (la velocità non supera i 12 chilometri orari), patrocinato da Fieragricola e sponsorizzato da Syngenta, Nardi Aratri e la rivista Macchine Trattori, c’è anche il matrimonio agro-enoico fra i vini dell’Oltrepo Pavese e sua maestà il Brunello di Montalcino.
Domani, in occasione della Festa della Repubblica, a Fucecchio (Firenze), paese natale di Indro Montanelli, sfileranno i trattori del «Coast to Coast Tractor team» e il gruppo di trattori d’epoca di Cerreto Guidi (Firenze), per suggellare il gemellaggio fra appassionati.
Venerdì 3 giugno la colonna composta da un trattore modello Fiat R80 del 1961, un Landini L35 del 1953, un Landini L 44 Major del 1957, un Landini L30 del 1956, un Landini R5000 del 1960, un Landini 3000 e un Landini L24 del 1952 sosterà all’agenzia di Casetta del Consorzio agrario di Siena.
La tappa finale è prevista per sabato 4 giugno alle ore 11 in piazza Cavour a Montalcino (sede del Consorzio di tutela del Brunello).
La «300 Miglia» dei trattori d’epoca è un’iniziativa che trova il plauso anche delle due organizzazioni di rappresentanza degli imprenditori agromeccanici (Unima e Confai) e costituisce proprio l’occasione per parlare di alcuni temi legati alla circolazione dei mezzi agricoli e alla sicurezza sul lavoro.
«Il nostro obiettivo – illustra Sandro Cappellini, coordinatore nazionale di Confai – è quello di incrementare la sicurezza sul lavoro, dove finalmente (almeno in Lombardia) i dati indicano un ridimensionamento degli infortuni in agricoltura di quasi il 40 per cento nel giro di dieci anni, con punte che superano il 48 per cento nelle province di Lodi e Mantova. Nessun problema si verifica, invece, nella fase di circolazione su strada». Massima attenzione, dunque, alle operazioni in campo, teatro degli incidenti anche più gravi. «Gli incidenti più gravi non avvengono infatti durante lo spostamento stradale, ma in fase di lavorazione – sottolinea Cappellini -. Ne sono vittima, però, non tanto gli appartenenti alla categoria degli agromeccanici, dotati di mezzi all’avanguardia per tecnologia e sicurezza, quanto piuttosto da agricoltori inesperti così come gli operatori saltuari, improvvisati, hobbisti e pensionati. Categorie ben lontane dagli imprenditori agromeccanici professionali, che fanno della terziarizzazione dei servizi in agricoltura la loro attività principale».
Roberto Guidotti, coordinatore dei direttori di Unima, ribadisce il ruolo chiave che la meccanizzazione ha avuto nei confronti della società e dello stile di vita. «Per fare sì che il cittadino italiano possa dedicare meno di un sesto del proprio reddito alla spesa alimentare (un tempo ne spendeva la metà…), il progresso tecnologico ha prodotto macchine sempre più grandi e pesanti, in grado di sostituire quasi del tutto l’intervento dell’uomo», afferma Guidotti. Fondamentale, per Unima, adeguare le normative ai mezzi di oggi. «Il processo legislativo – prosegue Guidotti – non ha saputo restare al passo coi tempi: le macchine agricole di oggi devono fare i conti con limitazioni di peso e dimensioni che risalgono a vent’anni fa, quando i modelli di agricoltura, italiana e globale, erano molto diversi. Un progetto di legge per adeguare il codice della strada al mondo che cambia giace sui tavoli romani ormai da un decennio: pesi, dimensioni, velocità e caratteristiche costruttive sono gli elementi che separano la meccanizzazione agricola, e con essa l’agricoltura italiana, da ciò che dovrebbero e potrebbero essere». Il messaggio è chiaro: «Le imprese di meccanizzazione agricola sono pronte a cambiare marcia, dateci una possibilità!».

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