“Abbiamo ‘vuotato’ 15 mila e duecento piscine. E ora non contiamo i danni”

Una giornata mondiale sull’acqua come, mai, da queste parti si era vista. Tra le province di Mantova, Modena, Reggio Emilia mentre gli italiani facevano festa per l’Unità d’Italia, complessivamente 90 persone hanno rinunciato al riposo (e, pure, al sabato e alla domenica seguenti o festa del Santo Patrono a Mantova) per evacuare le acque da uno dei comprensori più urbanizzati e fertili d’Europa.“Oggi diciamo grazie a queste persone – spiegano i presidenti Ada Giorgi, Francesco Vincenzi, Marino Zani dei consorzi Terre dei Gonzaga in Destra Po, Burana e Emilia Centrale – e celebriamo la giornata mondiale dell’acqua con un
‘tutto ok’, tutto come prima: è un’Italia che funziona e, da queste parti, non contiamo i milioni di euro di danni per le alluvioni: questi uomini hanno celebrato nel modo migliore la Festa per l’Unità d’Italia”.
C’è, infatti, uno snodo idraulico, nella pianura padana, dove il lavoro dei
benedettini di un tempo è oggi portato avanti da moderni consorzi di Bonifica che, per la prima volta, forniscono i numeri d’insieme di quanto svolto nelle ultime ore e questo avviene, altra singolare coincidenza, in occasione della giornata mondiale sull’acqua istituita nel 1992 dalle Nazioni unite.Ecco i numeri. “Abbiamo messo in campo – spiegano i direttori Laerte Manfredini, Claudio Negrini e Vito Fiordaligi – oltre al personale tutti i nostri impianti, come raramente accade in
contemporanea. Complessivamente sono stati evacuati dalla pianura oltre 38 milioni di metri cubi in tre giorni. E’ l’equivalente di 15 mila e duecento piscine o, se si preferisce, a 25 stadi da calcio di grandi
dimensioni. Acqua che, diversamente, sarebbe finita per allagare molte zone della bassa mantovana, reggiana e modenese. Si è lavorato, anche di notte, con potenti pompe idrovore in grandi impianti dislocati nei tre comprensori grazie ai quali l’acqua è stata immessa in Po, Panaro, Secchia, Enza, Crostolo e, attraverso l’ingegnosa Botte Napoleonica che sottopassa il fiume Panaro, direttamente a mare, nei lidi ferraresi: un meccanismo idraulico che funziona”.

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