“Codice a barre genetico” per prevenire le frodi sul pesce

Oltre a chef e maitre, nei ristoranti di tutto il mondo sta per arrivare anche il “genetista”, pronto a garantire che il pesce venduto è effettivamente quello scritto nel menu, e non un suo ‘parente povero’. L’annuncio è stato dato da David Schindel, segretario dell’organizzazione Barcoding of Life, durante il congresso mondiale sul tema che si é appena concluso ad Adelaide. I primi a beneficiare dell’analisi saranno probabilmente i ristoratori statunitensi, dopo che la Food and Drugs Administration ha approvato un test per il cosiddetto ‘codice a barre del Dna’, che permette di avere quasi in tempo reale l”impronta digitalé caratteristica di ogni specie: “Ho già iniziato a discutere con l’industria della ristorazione sulle modalità migliori di applicazione – spiega l’esperto – quando si vende qualcosa di molto costoso si vuole dare garanzia al cliente che è effettivamente ciò per cui sta pagando”. L’organizzazione Barcoding of Life ha già raccolto i ‘codici a barre’ di oltre 167 mila specie, ma l’obiettivo è catalogare tutti gli 1,8 milioni di Dna delle specie di piante e animali conosciute sul pianeta. La tecnica si può già applicare alla prevenzione delle frodi in diversi campi, anche se quello ittico sembra uno dei più sensibili: secondo uno studio recente dell’associazione Eurofishmarket, ad esempio, il 15% dei filetti di cernia venduti in Italia risulta in realtà essere di altre specie. (ANSA)

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