“Coltivare il melo in Piemonte”. Un convegno a Manta (Cn) il 2 dicembre

Il Creso presenta i risultati della sperimentazione 2011, ottenuti nell’ambito del Progetto di ricerca delle Società partecipate finanziato dalla Regione Piemonte. Il convegno si svolge presso il Centro ricerche per la frutticoltura (Manta, Via Falicetto, 24) a partire dalle 8,30 del 2 dicembre 2011. Quest’anno il programma è focalizzato sul melo e organizzato intorno a tre argomenti chiave, di stretta attualità.
La moria delle giovani piante di melo si è imposta come un’emergenza in Piemonte come in altre importanti aree melicole europee. Il dott. Davide Neri dell’Università di Ancona, collaboratore scientifico del progetto di ricerca regionale, ne esamina le cause eco-fisiologiche, a partire dalla qualità del materiale vivaistico. Luca Giordani riferisce della sperimentazione biennale di compost organico per superare i problemi di stanchezza del terreno nei casi di reimpianto. Cristiano Carli fa il punto su vecchi e nuovi portinnesti del melo, con attenzione alla gradazione di vigore che consente di compensare gli effetti deprimenti del reimpianto. Chiara Morone e Graziano tireranno le fila delle diverse concause, fornendo le indicazioni di profilassi specifica contro il batterio coinvolto nel processo di deperimento.
Laura Asteggiano riferisce del biennio di sperimentazione del nuovo metodo di difesa dalla carpocapsa e altri fitofagi definito Alt’Carpo. Estendendo la copertura delle reti antigrandine alle capezzagne e ai fianchi del meleto, si ottiene una barriera anti-insetto che si è rivelata di grande efficacia e buona affidabilità, non solo contro la carpocapsa (il verme delle mele), ma anche contro piralide e miridi.
Lorenzo Berra espone gli aggiornamenti 2011/2012 delle liste varietali del melo. Le nuove cultivar sono esaminate sotto il profilo delle attese del consumatore e della distribuzione, ma anche della sostenibilità ambientale. Mutazioni naturali che ottimizzano il rapporto qualità/ambiente di coltivazione per le varietà di riferimento della melicoltura piemontese, ma anche le cultivar nuove di zecca che sono apparse di notevole interesse nelle parcelle sperimentali.
Il melo è un punto di forza della frutticoltura piemontese. In questi ultimi anni è stata l’unica specie a ripagare con un certo margine i costi di produzione. Le condizioni d’altitudine ai piedi delle montagne sono favorevoli alla qualità. Ma è stato un impegno dispiegato lungo tutta la filiera che ha consentito alle mele piemontesi di posizionarsi sulla fascia alta del mercato. Paniere di varietà a buccia rossa costantemente aggiornato e innovazioni colturali (reti antigrandine, diradamento meccanico, forme di allevamento e gestione della fruttificazione, controllo della maturazione, etc.) sono passate rapidamente dalla ricerca al territorio. Strumenti importanti per pilotare il percorso in campo e tagliare il traguardo di una qualità esclusiva, da spendere sui mercati che possono assicurare una piena remunerazione. Le coordinate della melicoltura piemontese sono: 5.200 ettari, oltre 2.000 aziende per una produzione 2011 di 145.000 tonnellate e un fatturato medio dell’ultimo triennio di 150 milioni di Euro.
La melicoltura regionale si estende su una fascia di altopiano che corre su due principali direttive: una nord-sud, dal Torinese al Cuneese (con epicentro nel Saluzzese) e l’altra est-ovest che si origina dai piedi delle Alpi, attraversa le colline del Roero per arrivare al Monferrato astigiano.

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