“Morti verdi”: presto in funzione la banca dati Unacoma e Ispesl

Ogni incidente verrà “schedato” con informazioni sulla tipologia di macchina, sull’età del mezzo, sulle condizioni di impiego e sulle procedure seguite dal conducente. L’errore umano è determinante, soprattutto quando si usano mezzi vecchi, privi anche dei minimi dispositivi di sicurezza. Disattese le raccomandazioni specifiche della Commissione parlamentare sulla sicurezza nel lavoro. Il presidente di Unacoma, Massimo Goldoni, rilancia la proposta di un sistema di revisione obbligatoria delle macchine agricole, sul modello di quello adottato per le automobili
I numeri sulle “morti verdi”, legate all’uso di mezzi meccanici in agricoltura, sono molto allarmanti, ma dicono ancora poco sulle cause. Le statistiche dell’Ispesl, l’Istituto per la sicurezza sul lavoro, indicano nel 2009 un totale di 257 incidenti con macchine agricole, che hanno provocato 268 ferimenti, dei quali 149 mortali. Il monitoraggio effettuato dall’Asaps, l’associazione sostenitori amici polizia stradale, ha fornito in questi giorni un ulteriore riscontro, basato sul periodo maggio 2009-maggio 2010, che indica 296 incidenti complessivi con 174 morti. Nelle statistiche Ispesl vengono considerate quattro tipologie di incidenti – ribaltamento, caduta dal mezzo, avviamento del mezzo da terra e investimento – ma è fondamentale incrociare questi dati con altre informazioni: l’età e le caratteristiche tecniche del mezzo, la tipologia di lavorazione, le condizioni d’uso del mezzo, le procedure seguite dal conducente. Su questo presupposto si basa il nuovo sistema di censimento, messo a punto dall’unione nazionale costruttori macchine agricole Unacoma in collaborazione con l’Ispesl, che potrà orientare in modo più preciso anche le politiche di prevenzione. L’associazione dei costruttori ha infatti avviato, anche in collaborazione con alcune ASL territoriali, un progetto per mettere a punto, e rendere a breve operativo, un nuovo sistema di registrazione degli infortuni che permetterà di acquisire molte più informazioni utili e di risalire con più certezza alle cause degli incidenti. L’impegno di Unacoma si estende anche a livello europeo, con il coordinamento in seno al Cema (comitato europeo dei costruttori) del progetto relativo a un data base degli incidenti mortali avvenuti nell’intera area continentale.
Il dato sulle modalità di utilizzo dei mezzi è fondamentale, poiché l’imperizia e la distrazione sono fattori determinanti nella casistica sugli incidenti. La stessa associazione Asaps segnala alcune circostanze frequenti: eliminazione dei rollbar, mancato uso delle cinture, accettazione del rischio da parte dell’operatore, trasporto di bambini, utilizzo del mezzo da parte di operatori anziani. Ma altrettanto decisivo è il dato sull’età del mezzo meccanico. “Lavoriamo da anni nelle sedi politiche e istituzionali, sia come Unacoma sia come Enama (Ente nazionale della meccanizzazione agricola – spiega Massimo Goldoni, presidente delle due organizzazioni – perché si realizzino politiche di svecchiamento del parco macchine, che vede nel nostro Paese un totale di circa 1.900.000 trattrici, la maggior parte delle quali con età superiore ai 20 anni, con percentuali significative di mezzi vecchi anche di 30 o 40 anni”. Proprio a fronte di questi dati, nell’aprile 2009 la Commissione parlamentare d’inchiesta sugli infortuni nel lavoro aveva raccomandato l’adozione di strumenti per incentivare il rinnovo del parco macchine agricole e l’eliminazione dei mezzi obsoleti, raccomandazione rimasta tuttavia disattesa. “I dispositivi di sicurezza montati sulle macchine moderne sono molto evoluti, e costituiscono la prima difesa dal pericolo incidenti – conferma Goldoni – ma il rinnovo del parco non è l’unica politica da perseguire. Ci vorrebbe un sistema di revisione obbligatoria delle macchine, così come avviene per le automobili, e insieme lo sviluppo di nuove iniziative di formazione per gli operatori – da affiancare a quelle già molto importanti e concrete realizzate dall’Enama – che coinvolgano i costruttori, gli enti preposti alla sicurezza e le organizzazioni professionali agricole”.

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