100 milioni di affamati in meno con la parità alle donne

Non e’ solo questione di giustizia sociale. Se le donne ottengono la parita’ nell’accesso alla terra, al credito e alle risorse naturali, 100-150 milioni di persone che soffrono la fame escono dall’emergenza alimentare. Sono gli ultimi dati della Fao, citati da ActionAid e Donne in campo-Cia al convegno ”Il pane e le rose”, che ha fatto il punto sulle prospettive del lavoro femminile in Italia e nei paesi in via di sviluppo. ”Sono due mondi lontani, e’ vero, ma molto meno di quanto normalmente pensiamo” – afferma il presidente di ActionAid, Chiara Somajni. In Italia, per esempio, le imprenditrici agricole (che sono il 31% del totale, ma creano il 34% del valore aggiunto) lamentano discriminazioni nell’accesso al credito, invisibilita’, stereotipi e inadeguatezza del welfare. Problemi analoghi, anche se di entita’ minore, a quelli sperimentati dalle lavoratrici agricole nei paesi in via di sviluppo. Per esempio solo l’1,4% delle donne impegnate nelle campagne dell’Africa Sub-Sahariana riceve uno stipendio, i finanziamenti concessi alle imprenditrici in Kenya sono un decimo di quelli uomini e le terre di loro proprieta’ sono il 3% del totale in Pakistan. Eppure ”le donne sono una delle pochissime risorse che di per se’ genera, con il suo lavoro, ulteriore crescita – ha detto il segretario generale della Cgil Susanna Camusso – l’occupazione femminile, infatti, e’ in relazione con il benessere sociale e genera altra occupazione”. Inoltre, in agricoltura, ”le donne si dimostrano migliori degli uomini nella sostenibilita’ ambientale, nella multifunzionalita’ dell’impresa rurale e nella valorizzazione della qualita’ produttiva” – ha aggiunto la presidente di Donne in campo-Cia Mara Longhin. ”L’agricoltura ha una missione che e’ quella di renderci liberi dal cibo – ha concluso il presidente della Cia Giuseppe Politi – e per questo le donne hanno un ruolo fondamentale da compiere. Del resto, anche tradizionalmente, quando la moglie non compariva nei documenti dell’impresa familiare, era a fianco del marito nella gestione. Ricordo mia madre: era invisibile negli atti ufficiali, ma era lei a decidere cosa produrre e come produrre, quando vendere e come vendere”. (ANSA).

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