+20% i boschi in Emilia Romagna. 335.000 famiglie utilizzano legna per scaldarsi

Con l’approssimarsi dei primi freddi 355 mila famiglie dell’Emilia Romagna, pari al 21% del totale delle famiglie in regione, hanno immagazzinato legna per riscaldarsi. Lo comunica Coldiretti Emilia Romagna in occasione del convegno “Qualificazione, valorizzazione e innovazione nel settore forestale” che si è svolto nell’ambito della fiera “Forestandia” che si svolge oggi e domani a Camugnano nel Bacino del Brasimone in provincia di Bologna, con l’esposizione e la dimostrazione di macchine e attrezzature forestali.

Secondo elaborazioni di Coldiretti su dati della Regione, la legna da ardere in Emilia Romagna viene utilizzata soprattutto nelle zone montane dove è meno capillare la distribuzione di altre fonti energetiche. Tra le famiglie che utilizzano legna, il 64% vive in montagna, il 43% in collina e il 18% in pianura. Il caminetto tradizionale è ancora in testa come mezzo per il riscaldamento a legna, seguito con il 32% dalle stufe tradizionali, l’8% dal caminetto chiuso e il 7% da stufe automatiche a pellet.

Nella nostra regione – informa Coldiretti Emilia Romagna – vengono consumate oltre 1,3 milioni di tonnellate di legna da ardere all’anno, 100 mila tonnellate di pellet e 20 mila di cippato. E’ una scelta fatta principalmente per motivi economici – sottolinea Coldiretti – in quanto la maggioranza delle famiglie ritiene la legna più conveniente rispetto ad altre fonti energetiche, ma non mancano motivazioni più “estetiche” in quanto il 30% degli interpellati ha affermato che il camino “riscalda” l’ambiente, crea atmosfera, fa compagnia.

Quella della legna da ardere – commenta Coldiretti Emilia Romagna – è una scelta che nella nostra regione trova un motivo anche dall’aumento delle disponibilità della materia prima. Infatti in Emilia Romagna boschi e foreste hanno fatto registrare negli ultimi 30 anni un incremento del 20 per cento arrivando a coprire con 611 mila ettari pari a un quarto dell’intero territorio regionale. Si tratta di un incremento che fa bene all’ambiente – commenta Coldiretti regionale – in quanto boschi e foreste dell’Emilia Romagna, secondo stime Coldiretti, contribuiscono a pulire l’aria assorbendo oltre 6 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, ma possono far bene anche all’economia e all’occupazione se adeguatamente valorizzati.

L’Italia – ricorda Coldiretti regionale – è il primo importatore mondiale di legna da ardere, un primato negativo che potrebbe essere eliminato con una adeguata valorizzazione di boschi e foreste sul territorio regionale e nazionale. Occorre – rileva Coldiretti regionale – una corretta gestione della massa forestale per assicurare una crescita ordinata, nell’interesse dell’intera collettività, prevenendo rischi di incendi e assicurando stabilità idrogeologica e biomassa per la produzione di energia. I boschi dell’Emilia Romagna se valorizzati attivamente con pratiche di gestione sostenibile – secondo valutazioni di Coldiretti regionale – possono rappresentare non solo il serbatoio naturale di assorbimento del carbonio, ma anche un fondamentale strumento di investimento nella crescita dell’indotto produttivo ad esso collegato, garantendo così lo sviluppo socio‐economico delle aree marginali nelle zone rurali in generale e di montagna in particolare.

Attualmente nel settore forestale e nelle attività connesse, secondo elaborazione Coldiretti su dati Unioncamere, in regione operano a vario titolo 3.250 aziende con circa 6.000 occupati, cui si aggiungono 1.800 addetti di 120 imprese più strutturate che operano nel settore del verde pubblico e privato e della difesa idrogeologica. Utilizzando al meglio i fondi del Piano forestale nazionale – commenta Coldiretti – si può pensare di migliorare la gestione dei boschi creando in Emilia Romagna fino a 4.000 nuovi posti di lavoro nella gestione forestale e delle attività connesse.

In questa direzione – ricorda Coldiretti Emilia Romagna – va l’attività di ForestaAmica, il consorzio forestale costituito da Coldiretti a Bologna, che, in collaborazione con il Comune di Monzuno nella montagna bolognese, e utilizzando i fondi del Piano forestale regionale, sta svolgendo corsi per operatori forestali che consentono agli imprenditori agricoli di potere lavorare nel settore per curare il bosco, tagliare alberi e commercializzare legna, dando in questo modo più valore al ruolo degli imprenditori agricoli per la qualità dell’aria e riconoscimento dei crediti di carbonio, per arrivare a sviluppare la filiera 100% italiana attraverso i Piani di sviluppo rurale e con l’incentivazione dell’utilizzo di legno prodotto in Italia negli appalti pubblici.

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