22 marzo: Giornata Mondiale dell’Acqua, tra chi la spreca e chi non ce l’ha

La chiamano oro blu, e il pensiero non può non correre a quello nero, e ai conflitti scatenati nel suo nome. Del resto la mancanza d’acqua uccide piu’ della guerra e se noi diciamo facile come bere un bicchier d’acqua, per un miliardo di persone non c’è nulla di più falso. Per bere, cucinare e lavarsi il fabbisogno minimo giornaliero di acqua pulita e’ pari a 20-50 litri a testa, ma in molti paesi del mondo ogni persona in media ne puo’ consumare meno di 10 e come se non bastasse ogni 20 secondi un bambino muore per malattie causate dall’acqua contaminata.
Pochi numeri per spiegare l’importanza della Gioranta Mondiale dell’Acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, ma anche cifre che dovrebbero farci riflettere sull’importanza di un bene che diamo per scontato avere a disposizione e che non ci preoccupiamo di sciupare senza troppi rimorsi se non, forse, quello di far lievitare la bolletta.
Con 152 metri cubi d’acqua prelevata pro capite nel 2008 e un consumo per abitante di 92,5 metri cubi, l’Italia e’ infatti tra i Paesi europei ‘campioni’ di consumo. A farne un uso abbondante sono soprattutto le regioni settentrionali con Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta in testa, mentre il consumo cala al Sud, con la Puglia che ha il valore piu’ basso d’acqua erogata per abitante.
I consumi medi in Italia sono comunque inferiori rispetto a Spagna (100metri cubi per abitante) e Regno Unito (110), ma superiori a Paesi Bassi (73) e Germania (57), e la media dei paesi Europei si attesta a quota 85.
Alla diminuzione dei consumi per uso domestico in Italia fa però da contraltare quella sprecata a causa delle perdite della rete idrica. Un vero e proprio fiume che nel 2008 è stato pari al 47% di quella utilizzata. Con situazioni limite in Puglia, Sardegna, Molise e Abruzzo dove, per ogni 100 litri d’acqua erogata, se ne immettono in rete 80 in piu’.
A questo ‘spreco’ generalizzato corrisponde comunque negli ultimi anni un uso piu’ attento da parte dei cittadini e nel 2009 il consumo per uso domestico e’ stato pari a 186 litri al giorno, lo 0,7% in meno rispetto al 2008. Una diminuzione che ha rigurdato tutti i maggiori capoluoghi di provincia ad eccezione di Milano dove il consumo è cresciuto dell’1,5%.
E sulle spese familiari l’acqua incide e non poco . In Emilia-Romagna una famiglia spende all’anno 319 euro per il servizio idrico integrato, a fronte di una media nazionale di 270, e solo in due regioni costa di piu’: Toscana e Umbria.
Come se non bastasse l’acqua del rubinetto il 63,4% delle famiglie italiane acquista anche acqua minerale. Un’abitudine, in calo negli ultimi anni, ma che ci costa circa 19 euro al mese e dipende in buona parte dalla diffidenza nel bere acqua di rubinetto; diffidenza che in Sicilia riguarda il 64% delle famiglie e che a livello nazionale si attesta al 32,8.

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