5 febbraio: stop allo spreco alimentare

food-wasteNegli ultimi 4 mesi la quantità di cibo finita nella spazzatura è passata dai 213 grammi di settembre ai 198 di gennaio. Buon segno se il merito non andasse solo alla crisi economica, ma dipendesse da una maggior sensibilità degli italiani. Per esserne certi bisognerà aspettare, ma il tempo stringe.
Proprio per questo il 2014 vede la nascita della prima Giornata nazionale contro lo spreco alimentare e l’apertura, a Roma, degli “Stati Generali” con l’obiettivo di sensibilizzare gli italiani sul tema e nei comportamenti di acquisto quotidiano. Una Consulta, composta da enti, associazioni, organizzazioni e imprese, con il gotha dell’agroalimentare coordinati da Andrea Segrè, il fondatore del Last Minute Market, chiamata a esprimere indicazioni e buone pratiche per elaborare un Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, che sarà presentato in primavera, voluto dal ministro dell’ambiente Andrea Orlando che lo ha previsto nel Piano Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti, in sintonia con quanto indicato dalla Commissione Ue.
E che quella dello spreco alimentare sia una piaga non solo italiana lo dimostra il secondo rapporto della FAO secondo il quale lo sperpero annuale di cibo ammonta a 1,3 miliardi di tonnellate (un terzo di quello prodotto in tutto il mondo); i costi economici raggiungono i 750 miliardi di dollari, mentre si calcola che ogni anno il cibo prodotto, ma non utilizzato, sperperi un volume d’acqua pari alla portata del fiume Volga, consumi il 30% della superficie agricola mondiale ed immetta in atmosfera 3,3 miliardi di tonnellate di gas “effetto serra”.
E sbaglia chi pensa che le principali perdite avvengano nella distribuzione e nella ristorazione. In realtà ben il 42% dello spreco alimentare è attribuito ai consumatori e alle famiglie.
Poche regole e tante buone abitudini potrebbero ridurre notevolmente la quantità di cibo che ogni giorno finisce nella spazzatura; a ricordarcele anche i Nuclei antifrode dei carabinieri con un occho all’ambiente e uno, ovviamente, alla salute.
Prima di fare la spesa meglio predisporre una lista delle cose da comprare, dopo aver controllato che cosa c’è in frigo e nella dispensa.
Poi l’etichetta che contiene due informazioni: il termine minimo di conservazione , ovvera la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”, che indica la data oltre la quale si perdono alcune proprietà organolettiche, ma il prodotto può essere consumato; e poi la scadenza, ossia la data oltre la quale il prodotto non va consumato perché pericoloso per la salute.
Quando si compra frutta e verdura, ricordano ancora i NAC, meglio privilegiare frutta e verdura di stagione avrai garanzia di freschezza ed eviterai che gli esuberi di prodotto vadano al macero; se in eccesso, pane, cibi appena cotti, e prodotti freschi possono essere congelati per essere consumati quando necessario, oppure donati alle associazioni riconosciute per essere destinati ai più indigenti.
Infine attenzione alle quantità in eccesso è una regola di educazione alimentare, aiuta ad evitare lo spreco e, di questi tempi è bene ricordarlo, aiuta il portafoglio, perchè agli italiani lo spreco domestico costa 8,7 miliardi di euro l’anno, oltre mezzo punto di Pil, cioè 7,06 euro settimanali a famiglia.

foto tratta http://www.greenme.it

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