6° censimento dell’agricoltura. I commenti

I dati diffusi oggi dall’Istat “evidenziano quanto e come l’agricoltura sia stata trascurata”: serve “un cambio di passo”. Così la Confeuro commenta la diminuzione del numero delle imprese attive nel settore agricolo (-32,2% negli ultimi dieci anni, da 2.405.453 a 1.630.420), secondo quanto registrato dall’Istituto nazionale di statistica. “Questi numeri – afferma l’associazione – parlano da soli e mettono in risalto tutte le responsabilità di una politica incapace di rendere merito a un settore che ha sempre agito da traino per l’intera economia nazionale”. L’associazione rinnova quindi l’invito a realizzare “una nuova stagione di riforme capace di ammodernare la filiera, favorire l’ingresso dei giovani nel comparto agroalimentare e puntare con forza verso lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile”.
“L’impressione generale è che l’agricoltura stia uscendo, e in modo irreversibile, da un certo immobilismo strutturale. Un processo che però non è indolore, visto che fenomeni positivi come l’ampliamento dimensionale delle imprese agricole sono conseguenza di una forte contrazione del numero di aziende attive”. Ad affermarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori secondo la quale il calo delle imprese al quale non si accompagna una diminuzione della SAU significa “che le imprese cominciano ad aggregarsi e consolidarsi in unità di maggiori dimensioni, oggi una necessità irrinunciabile per essere competitive sui mercati internazionali” “C’é bisogno però – aggiunge la Cia – di uno sforzo ancora maggiore per equipararci alla media europea (12 ettari contro i 7,9 ettari italiani)”. In più, serve accelerare il processo di ricomposizione fondiaria, che procede ancora a rilento nonostante il ‘boom’ dei terreni dati in affitto (più 52,4 per cento) o in uso gratuito (più 76,6 per cento). “A questi timidi segnali di cambiamento – conclude la Cia – si contrappone, però, un dato fortemente negativo: nel Censimento non c’é traccia di ricambio generazionale. Ad oggi, infatti, solo il 2,5 per cento delle imprese agricole ha un titolare con meno di 30 anni. Dieci anni fa era il 2,1 per cento”.
E proprio sui giovani, e sulla loro preparazione, punta l’attenzione la Coldiretti sottolinenando che “Negli ultimi dieci anni sono più che raddoppiati i laureati alla guida delle aziende agricole, a conferma di un processo di professionalizzazione che ha riguardato anche l’aumento della superficie media aziendale del 44,4% e, soprattutto, la straordinaria crescita degli agricoltori nelle attività multifunzionali di trasformazione e vendita”. L’aumento della superficie media aziendale a 7,9 ettari è – sottolinea Coldiretti – il frutto di una riorganizzazione fisiologica del sistema imprenditoriale che ha determinato l’uscita delle aziende marginali (-32,2 per cento), che ha intaccato però marginalmente la superficie agricola utilizzata in Italia, che nei dieci anni si è ridotta solo del 2,3 per cento ed è pari a 12,8 milioni di ettari nel 2010. E’ importante sottolineare che del 6,6 per cento dei capi azienda laureati, la grande maggioranza ha frequentato facoltà diverse da quelle di agraria, a dimostrazione del fatto che il settore ha allargato i propri ambiti di operatività.
“L’8% delle imprese agricole gestisce il 63% dei terreni coltivabili, infatti la concentrazione produttiva negli ultimi dieci anni ha fatto sì che 132 mila aziende, ognuna che opera su almeno 20 ettari di superficie, gestiscano quasi 8 milioni di ettari dei 13 milioni complessivi” – ha posto in evidenza Giandomenico Consalvo, componente della Giunta di Confagricoltura, rilevando che a calare in numero, in questi dieci anni sono state le aziende con 20 o meno ettari di superficie agricola utilizzata (Sau). Mentre quelle con più di 20 ettari sono aumentate in numero e in ettari condotti. Praticamente oggi le aziende con più di 20 ettari sono poco meno del 10% delle aziende totali e gestiscono quasi i due terzi della Sau nazionale. Le imprese più piccole, con meno di 20 ettari di SAU, sono diminuite in numero ma rappresentano sempre oltre il 90% delle aziende; che conducono però il 37% della superficie agricola utilizzata. “L’Istat attribuisce il processo evolutivo sia alle dinamiche di mercato che all’effetto delle politiche comunitarie. Siamo d’accordo sul primo aspetto – ha commentato Consalvo – perché la forte pressione competitiva ha indotto ad un rafforzamento delle unità produttive. Il secondo aspetto merita invece un approfondimento, perché non è detto che il disaccoppiamento degli aiuti diretti, erogati indipendentemente dalla produzione, favorisca il dimensionamento competitivo delle imprese”.

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