8 marzo: Cia, agricoltura si conferma l’eccezione “rosa”

agricoltura generica3Il mondo del lavoro lascia fuori le donne. Se trovare un impiego in tempo di crisi e’ sempre piu’ difficile, lo e’ ancora di piu’ per la componente femminile, soprattutto se si parla di giovani e Mezzogiorno. Solo a gennaio il tasso medio di disoccupazione e’ salito dell’11,7 per cento, il livello piu’ alto da 21 anni, ma quello femminile e’ cresciuto fino al 12,8 per cento, con un picco negativo del 49,9 per cento per le ragazze del Sud nella fascia d’eta’ 15-24 anni. Eppure c’e’ un settore produttivo -l’agricoltura- in cui invece la presenza femminile si e’ imposta e continua a crescere. Senza bisogno di “quote rosa”. Oggi infatti le aziende agricole con a capo una donna sono 497.847, cioe’ il 30,7 per cento del totale, mentre le lavoratrici rappresentano quasi il 40 per cento della forza lavoro complessiva del comparto. Con un processo graduale di “femminilizzazione” che parte proprio dalle regioni meridionali. E’ quanto emerge dal convegno “Donne e Agricoltura: da Argentina Altobelli alle imprenditrici agricole”, organizzato da Donne in Campo-Cia oggi a Venezia nell’ambito delle iniziative dell’associazione per l’8 marzo.
Mentre si allentano le possibilita’ di fare impresa in Italia, il settore primario diventa foriero di nuove occasioni, in particolare per le donne, dove un’azienda su tre e’ “rosa”.
Ma c’e’ di piu’: valori superiori alla media si registrano proprio nel Sud, dove il numero di donne a capo di un’impresa agricola arriva al 34,7 per cento del totale -rileva Donne in Campo Cia-. Ma in tutte le aree geografiche la presenza delle “imprenditrici della terra” e’ molto alta, passando dal 31,8 per cento del Centro Italia al 29 per cento delle Isole, scendendo lievemente solo nel Nord-Ovest (26,3 per cento) e nel Nord-Est (23 per cento). La vera novita’ riguarda pero’ le nuove generazioni -osserva Donne in Campo Cia-. Cominciano ad aumentare le imprese agricole guidate da giovani e giovanissime: oggi sono 44.128 le aziende con a capo una donna di eta’ compresa tra i 18 e i 40 anni, pari al 15,4 per cento. Percentuali piu’ alte della media si riscontrano sia nel Nord-Ovest (22 per cento) che nel Mezzogiorno (17 per cento), dove si trova quasi la meta’ delle imprese (20.369) condotte da donne “under 40”.
Ma il successo delle imprese agricole al femminile non e’ solo numerico: si tratta di aziende “anticrisi” dinamiche e creative, orientate naturalmente alla qualita’ con il biologico, le produzioni di nicchia Dop e Igp e la vitivinicoltura, ma anche verso quelle attivita’ piu’ legate al sociale e alla cura della persona -evidenzia Donne in Campo Cia-. Regine dell’arte dell’accoglienza e custodi delle tradizioni contadine, infatti, le agricoltrici moderne aprono le porte delle loro aziende non solo ai turisti, ma alle scolaresche, ai disabili, agli anziani. E lo fanno creando agriturismi, fattorie sociali e didattiche, agri-nidi e agri-asili. Tutti servizi all’avanguardia che fanno volare a 9 miliardi il contributo delle donne al valore aggiunto dell’agricoltura (circa 26 miliardi di euro). E la presenza femminile in agricoltura non e’ forte solo a livello di imprenditrici, sale anche nel lavoro dipendente. Nel 2012, in assoluta controtendenza, le assunzioni in campagna sono cresciute del 3,6 per cento -ricorda Donne in Campo Cia- e oggi le donne occupate nel comparto sono 406 mila, quasi il 40 per cento del totale. E se al Sud la possibilita’ di lavorare per le ragazze e’ davvero bassa, con il tasso di disoccupazione che sfiora il 50 per cento, proprio nell’agricoltura le “under 30” possono trovare nuovi sbocchi e opportunita’. D’altra parte, gia’ oggi due donne su tre lavorano nelle campagne meridionali e insieme le lavoratrici della terra in Puglia, Calabria, Campania e Basilicata rappresentano circa il 70 percento della forza lavoro “rosa” in agricoltura. (AGI)

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