A Bologna arriva Sana, il biologico dà spettacolo

SANA1Una crescita del 25% degli espositori, ora 700. E un +45% di buyers internazionali. Sono alcuni dei numeri di Sana, 27/o Salone del biologico e del naturale da sabato a martedì a Bologna. Un’edizione che nasce in forte raccordo con Expo, dove Sana e BolognaFiere hanno allestito il Parco della Biodiversità. Oltre 20.000 gli operatori già accreditati, con un fitto calendario di 160 eventi collaterali in città, dove 27 ristoranti offriranno ‘biomenu’, e una notte ‘bianco-verde’, sabato sera.
Ad usare l’espressione “notte bianco-verde” è stato il presidente di BolognaFiere, Duccio Campagnoli, che ha parlato di “una edizione speciale di Expo, proprio per la sua connessione con Expo”. Al suo fianco Andrea Olivero, vice ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, che ha anche la delega al biologico. Lo stesso Olivero presenterà nella giornata inaugurale del sana il nuovo Piano Strategico dello sviluppo del biologico in Italia, anche in base dei contributi offerti dal forum internazionale di Expo. “In questo luogo – ha detto Olivero riferendosi al Salone bolognese – c’è la spinta innovativa di una logica di qualità e sostenibilità che può portare a vedere riconosciuta alla nostra agricoltura il suo valore aggiunto, quello di produrre qualità, innovazione e valorizzazione del territorio”. A Sana inoltre si terrà la seduta conclusiva della conferenza internazione di Ifoam-Agribio Mediterraneo, che prenderà il via venerdì a Vignola (Modena) e che, riunendo le principali realtà del settore dell’area mediterranea, mira alla realizzazione di un progetto biologico integrato di sviluppo nei paesi dell’area.

I numeri del salone riflettono lo stato di salute del settore che sembra non conoscere crisi
Nel 2014 le vendite di prodotti agroalimentari bio all’estero sono state pari a 1,4 miliardi di euro (+12,7%). Dal 2008 la crescita è stata del 337%. Lo dice l’Osservatorio Sana, il salone del biologico, curato da Nomisma, i cui dati saranno presentati sabato.
La propensione all’export delle aziende bio è forte: il 24% del fatturato raggiunge i mercati internazionali, a fronte di un 18% medio delle aziende agroalimentari italiane. L’80% delle 150 imprese studiate fa vendite all’estero.

Per quanto riguarda l’Emilia Romagna, delle 3.876 imprese biologiche presenti, ben 867 sono di trasformazione. Un dato che fa schizzare la regione al quinto posto per numero di aziende bio, al primo nella classifica che guarda solo alle imprese di trasformazione. A spiegarlo è stato l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli sottolineanado che si tratta di un settore, quello della trasformazione, cui la Regione guarda con interesse e su cui si vuol investire dato che “se ci sono imprese di trasformazione si favorisce la creazione di una filiera”. Parlando degli investimenti che l’Emilia-Romagna ha fatto nel settore, Caselli ha sottolineato che “ci piacerebbe arrivare a raddoppiare la superficie dedicata al biologico, e che si avvicinasse al 20%”.

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