A Bologna il primo Convegno Nazionale Compag

Grande partecipazione al primo dei due convegni nazionali di Compag (Federazione Nazionale dei commercianti di prodotti per l’agricoltura) tenutosi oggi a Bologna. Quest’anno il tema principale è stato il ruolo fondamentale delle rivendite agricole per lo sviluppo dell’agricoltura nazionale, sia in termini di produttività che di utilizzo consapevole e controllato dei fitofarmaci autorizzati. “In un momento storico in cui il consumatore viene arbitrariamente manipolato da motivazioni politiche poco scientifiche e ben più sensazionalistiche, che cercano di screditare la salubrità di qualsiasi coltura non biologica, affrontare il tema dell’importanza della chimica in agricoltura è risultato fondamentale” ha esordito Fabio Manara, Presidente Compag, e ha aggiunto: “Perché le produzioni agricole che otteniamo sono di altissima qualità. Lo dice la scienza, stabilendo che il quadro normativo europeo è tra i più stringenti al mondo e che l’Italia, in questo, risulta la più virtuosa”. Negli ultimi 15 anni la Direttiva Europea 91/414 ha ritirato dal mercato il 70% delle sostanze precedentemente ammesse. Il successivo Regolamento 1107 del 2009 ha ulteriormente aumentato le limitazioni. La Direttiva 128/2009 ha poi vincolato gli stati membri EU al rispetto di Piani d’azione nazionali contenenti indicazioni molto precise sulla formazione degli operatori, sull’uso dei fitosanitari e sull’obbligatorietà della lotta integrata. “Il maggior controllo, l’introduzione di nuove sostanze con maggior contenuto tecnologico e il miglioramento delle tecniche applicative hanno portato a una drastica riduzione nell’utilizzo dei fitosanitari in agricoltura che, secondo l’ISTAT, nel decennio 2004-14 è sceso del 15,8%” ha proseguito Vittorio Ticchiati, Direttore dell’Associazione. Un meccanismo virtuoso che non ha avuto ripercussioni sulle rese e che ha invece migliorato la qualità delle produzioni. Ora, però, non bisogna cadere nella troppa restrittività, pena la sopravvivenza del comparto agricolo. Le aziende devono essere infatti in grado di conservare le rese produttive per non soccombere alla concorrenza internazionale per gli accordi presi all’interno dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, che rende lecito l’import da Paesi con ben più bassi parametri restrittivi.
 In questo quadro generale, con il prodotto europeo – e quello italiano in primis – garantito dal più rigido sistema di controllo al mondo, risultano incomprensibili le polemiche nazionali sull’uso dei fitosanitari in agricoltura. Un esempio fra tutti, la recente campagna “anti glyphosate” che ha indotto il Governo a sospenderne l’uso mettendo in discussione le risultanze degli studi degli istituti scientifici preposti e l’intero sistema di controlli e autorizzazioni. Un’Italia piccola, strumentalizzabile, creata da una fuorviante ideologia ambientalista che non considera bisogni, normative e certezze scientifiche. L’Italia potrebbe far virtù della qualità delle sue produzioni agricole esportandole nel mondo, ma non ce n’è abbastanza. Non c’è prodotto, non c’è sufficiente superficie coltivabile per il fabbisogno interno e per l’Export. E allora subentrano le commodity agricole, con relativi vantaggi e svantaggi. Secondo l’International Grain Council, la produzione agricola mondiale per il 2018 è in calo del 3%, nonostante un previsto aumento della domanda per la crescita dei consumi alimentari, zootecnici e industriali.

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