A Carnevale, ogni dolce vale !

Se la parola carnevale deriva dal latino “carnem levare” (“eliminare la carne”), poiché anticamente indicava il banchetto che si teneva subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima, i dolci invece arricchiscono le tavole da sempre, soprattutto i fritti. Durante i festeggiamenti era usanza cucinare dolci veloci, poco costosi, da offrire alla moltitudine di persone che interveniva. Da qui la tradizione dei fritti: acqua, farina e zucchero che ancora oggi, pur con qualche ingrediente in più, si trasformano in castagnole, frittelle, zeppole, tortelli, struffoli, frappe, cenci, chiacchiere.
Le SFRAPPOLE sono considerate il dolce simbolo del Carnevale. A seconda dell’aspetto e del metodo di preparazione, si possono suddividere in: Pallottole fritte, talora ripiene: Castagnole dell’Italia meridionale Tortelli dolci dell’Italia centrale, Frìtole Veneziane, Ciambelle di Carnevale, Pasta sfoglia tagliata a nastri e fritta. Ma anche Frappe, Bugie, Cenci, Chiacchiere, Galani, Intrigoni, Sfrappole, Strufoli, sono alcuni dei numerosi nomi attribuiti al più tipico dolce carnevalesco, secondo le varie regioni d’Italia.
Benché faccia parte della tradizione cristiana, i caratteri della celebrazione carnevalesca hanno origini in festività ben più antiche che, ad esempio nelle dionisiache greche e nei saturnali romani, erano espressione del bisogno di un temporaneo scioglimento degli obblighi sociali e delle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell’ordine, allo scherzo ed anche alla dissolutezza.
Ma addirittura le prime notizie sul Carnevale risalgono ai tempi degli Egiziani: all’epoca dei faraoni, il popolo, mascherato, intonando inni e lodi, accompagnava una sfilata di buoi che venivano sacrificati in onore del dio Nilo.
Nel Tardo medioevo il travestimento si diffuse nei carnevali delle città: mascherarsi permetteva lo scambio di ruoli, e portare alla ribalta con caricature anche vizi e malcostumi. L’esplosione nel Rinascimento, quando il Carnevale comincio’ ad essere festeggiato nelle corti europee, divento’ piu’ raffinato, i festeggiamenti comprendevano anche musica, danza, teatro.
E la festa assumera’ il massimo clamore e splendore nei secoli XV e XVI, nelle strade della Firenze di Lorenzo De Medici. Danze, lunghe sfilate di carri allegorici e costumi sfarzosi segnano una svolta di questa festa, amatissima nella culla rinascimentale Sui carri chiamati “trionfi” , canti e balli di cui lo stesso Lorenzo fu autore, con il celebre Trionfo di Bacco e Arianna.
Nella Roma papale c’erano invece le corse dei bàrberi (cavalli da corsa) e la “gara dei moccoletti “ accesi che i partecipanti cercavano di spegnersi reciprocamente.
Ma eccoci agli attori della Commedia dell’Arte, fine ‘500: è qui che alcuni dei tipici personaggi carnevaleschi prendono forma e vengono caratterizzati nel linguaggio e nella gestualità. Nascono “le maschere” che penetrano nella tradizione collettiva e ci accompagnano ancora oggi.
Quest’anno l’ultimo giorno di carnevale, il Martedì grasso si festeggia il 16 febbraio, sara’ l’8 marzo nel 2011. Questo perche’ tradizionalmente nei paesi cattolici, il Carnevale ha inizio con la Domenica di Settuagesima (la prima delle sette che precedono la Settimana Santa secondo il calendario Gregoriano); finisce il martedì precedente il Mercoledì delle Ceneri che segna l’inizio della Quaresima. La durata è perciò di due settimane e due giorni. Il momento culminante si ha dal Giovedì grasso fino al martedì, ultimo giorno di Carnevale (Martedì grasso). Questo periodo, essendo collegato con la Pasqua (festa mobile), non ha ricorrenza annuale fissa ma variabile. Per questo motivo i principali eventi si concentrano in genere tra i mesi di febbraio e marzo.
Secondo antiche tradizioni il Carnevale durava l’intero periodo invernale, dal giorno di commemorazione dei defunti sino al primo giorno di Quaresima ed il travestimento serviva non a nascondere la propria identità sebbene a rimandarne ad un’altra.
Qualche curiosita’: il carnevale di Fano è il più antico d’Italia; il primo documento noto nel quale vengono descritti festeggiamenti tipici del Carnevale nella città, risale al 1347, quelli piu’ lunghi sono l’ Ambrosiano, detto anche “carnevalone”, che si conclude il primo sabato di Quaresima e quello di Putignano, in Puglia, che inizia addirittura a Santo Stefano e finisce alle Ceneri, col funerale e il rogo del fantoccio del Re Carnevale. Le maschere tradizionali italiane sono il prodotto della Commedia dell’arte, il fenomeno teatrale che si sviluppa alla fine del 1500 in Italia. Una delle rappresentazioni più gettonate di queste commedie era la “beffa del servo”, una sorta di rivincita concessa all’umile nei confronti del potente. Innumerevoli sono le rappresentazioni, specie sui palcoscenici della decadente Repubblica veneziana, che hanno come tema il contrasto tra il servo zotico, lo “Zanni” e il padrone vecchio e rincitrullito, il “Magnifico”. Ma la prima maschera si fa risalire addirittura all’epoca terziaria, poiche’ in una grotta e’ stata rinvenuta una scena di caccia dove compare la figura di un uomo travestito da capra.
Altri elementi imprescindibili del carnevale sono i coriandoli, i carri allegorici, e la cartapesta: bene il primo carro viene costruito a Viareggio nel 1873. da operai portuali che, ispirandosi alle tecniche di costruzione delle navi, riuscirono a fabbricare strutture con un sistema di corde, cavi d’acciaio e carrucole usati e nei cantieri. Queste prime opere ospitavano mascheroni realizzati in gesso e pesavano, quindi, anche parecchi quintali.
Ma poi arriva la cartapesta la cui nascita e’ dovuta al Maestro Antonio D’Ariano (1925) che pensò a ricoprire la creta con il gesso, in modo da ottenere uno stampo al negativo della figura originale, e poi mettere vari strati di carta all’interno del modello di gesso. Una volta asciugata, la sagoma in carta si staccava dal gesso senza problemi e, identica all’originale, pesava qualche chilo invece di quintali. Grazie a questa invenzione si possono costruire carri immensi che sfidano le leggi della gravità. Infine l’origine dei coriandoli, inventati si dice da un milanese e che all’origine erano invece semi della pianta di coriandolo.

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