A Con i piedi per terra: vitigni antichi, melanzane violette e fantasiose zattere

L’Alionza, il Negretto e in tavola l’uva Sanpira: sono loro i protagonisti della nuova puntata di “Con i piedi per terra dedicata” ai vitigni autoctoni bolognesi. A farci da guida, in un mondo dai nomi quasi dimenticati, ma dalle tradizioni antiche è Giorgio Erioli che dal 2000 nella sua azienda di Bazzano coltiva e vinifica uve che all’inizio del ‘900 facevano la parte del leone nella viticoltura bolognese.
“Il vino non è una lingua, ma un dialetto“ dice Erioli che ha raccolto il testimone di una piccola azienda fondata nel 1933 dal bisnonno Vincenzo e che ci ha accompagnato nelle “Vigne dei padri” tra uve bianche e rosse, o meglio nere, come a Bologna dicono ancora i più anziani.
Il Negretto o maiolo, per esempio, è un antico vitigno oggi quasi estinto e un tempo allevato solo in Emilia Romagna, come ci ricorda Pietro de’ Crescenzi nel suo celebre Trattato dell’Agricoltura. Caratterizzato da una bacca particolarmente scura e da una notevole resistenza all’oidio, poco adatto per la vinificazione in purezza, veniva usato in uvaggio per conferire colore e robustezza, tanto che all’inizio del ‘900, in fase di ricostruzione post-fillosserica, era ancora ampiamente diffuso nella zona dei Colli Bolognesi, dove si stima che su 20.000 ettari vitati oltre la metà fossero piantati a negretto.
L’Alionza invece è un vitigno a bacca bianca coltivato un tempo nelle famose “alberate” del Bolognese e del Modenese, probabilmente proveniente dai paesi slavi, come può testimoniare il sinonimo di Uva schiava che gli viene dato nella provincia di Bologna. Considerato tra i vitigni che hanno contribuito maggiormente al miglioramento della viticoltura bolognese. in passato veniva consumato anche come uva da tavola nel Bresciano e nell’alto Mantovano.
Lasciato Bazzano andremo a Gambettola per parlare della melanzana violetta una varietà che offre molti vantaggi in cucina grazie alla polpa soda e alla capacità di assorbire meno olio durante le preparazioni.
Infine faremo tappa a Canaletto di Finale Emilia, nel cuore del territorio colpito dal terremoto del 20 e del 29 maggio scorsi, dove, pur non dimenticando il dramma, si ricomincia a vivere e a sorridere complice anche una storica zatterata che in questa torrida estate 2012, dopo vent’anni di oblio, è tornata ad animare i canali di bonifica con venti imbarcazioni costruite da altrettanti gruppi di giovani che si sono dati battaglia a colpi di remo, di vela, di pale da neve, di pedali e di qualsiasi altra cosa potesse servire a far avanzare le zattere

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