A Ferrara sono i giorni di Interpera


La produzione italiana di pere raggiunge in media 860.000 tonnellate annue in sostanziale stabilità a fronte di una produzione europea di 2.500.000 tonnellate. La culla della produzione di pere mondiali si colloca tra Ferrara, Modena e Bologna e Interpera, il III Convegno mondiale sulla pera che si sta svolgendo in questi giorni nella città estense, conferma la leadership italiana nel mondo per questa importante coltura frutticola.
Organizzato da CSO (Centro Servizi Ortofrutticoli) e Areflh, l’Associazione delle Regioni Ortofrutticole Europee, Interpera è una occasione di confronto e scambio di conoscenze su questa produzione che vede l’Italia occupare il secondo posto al mondo dopo la Cina in termini di quantità prodotte.
La produzione di pere richiede una grande specializzazione e notevoli investimenti per raggiungere le rese che sono necessarie alla competitività sul mercato globale.
E dal confronto presentato ad INTERPERA sui costi di produzione delle pere in Europa realizzato, per conto di CSO, dall’Università degli Studi di Bologna, emerge che Belgio e Olanda con la Conference riescono a produrre e commercializzare con costi più bassi rispetto all’Italia e questo spiega la grande competitività della loro offerta sui mercati internazionali.
Per quanto riguarda l’Abate invece i costi di produzione sono elevati ma la cultivar resta comunque redditizia purchè ci siano rese adeguate.
Uno sguardo complessivo alla produzione e al mercato della pera evidenzia una produzione di circa 21 milioni di tonnellate che colloca il pero al secondo posto per importanza, dopo il melo e prima del pesco.
Geograficamente le aree a maggior produzione sono l’Asia, con al Cina al primo posto tra i paesi produttori, l’Europa, con l’Italia al secondo posto, e le Americhe, con gli USA al terzo posto nella graduatoria internazionale.
Le influenze che ciascun paese gioca sul piano produttivo, non necessariamente si riflettono a livello di commercio globale. Infatti paesi come l’Argentina, Cile, e Sud Africa, ad esempio, destinano la quasi totalità delle loro produzioni sul mercato estero, diventando così giganti nel mercato mondiale.
Nel 2007 il 18% delle spedizioni sono state effettuate dall’Argentina, il 16% dalla Cina, il 13% dall’Olanda, l’11% dal Belgio, il 9% dal Cile, il 7% dal Sud Africa e dall’Italia e il 6% dagli USA.
La Cina da sola concorre a oltre il 60% della produzione mondiale, con un’offerta superiore a 13 milioni di tonnellate. La gran parte della produzione cinese è fortunatamente destinata al mercato interno, ma negli ultimi tempi le esportazioni si avvicinano alle 400.000 tonnellate, mostrando un trend in netta crescita.
In Nord America la produzione si attesta mediamente su oltre 800.000 tonnellate, mentre la pericoltura nel continente sudamericano si concentra in due Paesi: Argentina e Cile che, da soli, coprono il 92% della produzione.
Per quanto riguarda il Vecchio Continente la produzione si colloca da circa un decennio, intorno ai 2.6 milioni di tonnellate. L’Italia è il secondo produttore mondiale e il primo produttore europeo di pere, con una media produttiva di oltre 860.000 tonnellate. Dal nostro paese proviene circa il 35% della produzione totale europea. La Spagna produce oltre il 20% del prodotto, ma con quote in calo ed una produzione recentemente al di sotto di 500.000 tonnellate. Percentuali che si aggirano intorno al 9-10% sono attribuibili all’Olanda e al Belgio, in rafforzamento e in grado di raggiungere e superare le 300.000 tonnellate. La produzione francese è scesa sull’8% circa.
A livello varietale la pera, a differenza di mele, pesche e nettarine, ha una composizione della specie che è rimasta sostanzialmente abbastanza stabile negli ultimi 40 anni. Le prime tre varietà prodotto a livello comunitario sono la Conference, che rappresenta oltre il 30% del totale delle pere prodotte nella UE, la William B.C., al secondo posto con oltre 300.000 tonnellate e l’Abate Fetel, al terzo posto, con una produzione oscillante dalle 250.000 alle 300.000 tonnellate ed oltre. A livello di scambi commerciali il principale paese esportatore di pere in Europa è il Benelux mentre l’export italiano pur in leggera crescita nell’ultimo anno si concentra su una potenzialità di 150.000 tonnellate annue.
Sul versante consumi si riscontrano le note più dolenti oggi per l’offerta di pere non solo italiana ma anche europea. Nonostante infatti le pere si collochino nella parte alta della classifica dei prodotti più consumati, gli anni duemila sono stati sfavorevoli agli acquisti al dettaglio .
Dal 2000 in Italia le pere hanno perso infatti il 18% dei volumi, scendendo da circa 450.000 tonnellate a 370.000 tonnellate .
In Europa i consumi di pere sono scesi dell’11% procapite dal 2000 al oggi e ci sono paesi in cui il consumo di pere procapite supera di poco i 2 Kg annui ( Germania e Regno Unito)..Gli unici
paesi al mondo dove i consumi crescono prepotentemente sono la Cina e la Russia.
Le proiezioni dell’offerta evidenziano nei prossimi anni una crescita ancora importante solo per la Cina, mentre nel resto del mondo non dovrebbero intervenire particolari modificazioni.
A fronte di una produzione sostanzialmente stabile (escludendo la Cina), il calo dei consumi impone da una parte il recupero delle quote perse e contemporaneamente un ampliamento dei mercati di destinazione oltre a quelli tradizionali. Si inserisce in questo ambito la collaborazione instaurata fra CSO e Servizi Fitosanitari e MIPAAF per coordinare le attività necessarie ad aprire nuovi mercati ed abbattere gli ostacoli alle nostre esportazioni verso paesi come Stati Uniti , Russia, Giappone, Cina, Corea del Sud, Taiwan.

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