A Piacenza si cerca di fermare l’onda nera

Gli sbarramenti non sono serviti e dal Lambro l’onda nera ha raggiunto il Po. Già da ieri mattina si sono viste le prime avvisaglie, poi nel pomeriggio la macchia oleosa, provocata dallo sversamento dai depositi della Lombarda Petroli di Villasanta, ha raggiunto Piacenza dove oggi si cercherà di fermare l’onda nera con le barriere rigide. Lo ha detto il Prefetto di Piacenza, Luigi Viana questa mattina precisando che ”le panne galleggianti utilizzate ieri sono risultate solo parzialmente efficaci, perche’ la forte corrente le portava via”. Non e’ stato ancora deciso dove saranno posizionate le barriere, ma e’ probabile che vengano sistemate allo sbarramento di Isola Serafinie il loro compito è quello di convogliare il materiale oleoso in aree dove poi verrà aspirato.
In ogni caso comunque lungo tutto il corso del Po si sta in allerta.I tecnici di Hera presidiano la centrale di potabilizzazione di Pontelagoscuro (Ferrara) e monitorano costantemente la situazione. Sono stati inoltre intensificati i controlli dell’acqua prelevata dal fiume e nel caso venisse rilevata qualche anomalia si provvedera’ a interrompere immediatamente il prelievo e si ricorrera’ all’invaso dei bacini di lagunaggio posti all’interno dell’impianto di potabilizzazione. Bacini che consentono di mantenere l’ erogazione dell’acqua a pressione normale o leggermente variata per alcuni giorni, con autonomia di prelievo dal Po. Questa autonomia, unita alla possibilita’ di attingere acqua dai pozzi di falda, potra’ consentire – sottolinea Hera – di attendere il passaggio del fronte anomalo garantendo l’approvvigionamento idrico.
Una dato però è certo: il disastro ambientale è fatto. La Lombardia, dove tanto si era investito per risanare il Lambro, chiedera’ lo stato di calamita’, l’Emilia-Romagna ha gia’ chiesto lo stato di emergenza, le associazioni ambientaliste e gli amministratori hanno lanciato l’allarme per tutto il corso del fiume e l’Adriatico rischia di dover sopportare l’enesimo peso che andrà a gravare su un’ecosistema delicato e già compromesso. La Procura di Monza intanto ha aperto un fascicolo per disastro ambientale e fra i primi atti degli inquirenti ci sara’ il sequestro dei serbatoi dell’azienda da cui sono stati sversati gli idrocarburi e dei documenti relativi allo stoccaggio dei carburanti. L’azione di Villasanta e’ stata condotta, secondo gli investigatori, da persone che sapevano come azionare le valvole e sapevano anche quali erano i serbatoi pieni. L’accusa e’ comunque a carico di ignoti: ci sara’ la verifica dei nastri di videosorveglianza della ditta che potrebbero aver inquadrato gli autori del gesto anche se le speranze sono poche in quanto l’unica telecamera dell’impianto, posta sul cancello d’ingresso, e’ lontana dai serbatoi.

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