Aceto Balsamico: con l’Igp il volume è cresciuto del 30%

Oltre 93 i milioni di litri prodotti (+14% rispetto al 2009), oltre 73 i milioni di litri confezionati (+30%) per un valore di mercato importante che sfiora i 300 milioni di euro, di cui il 75% derivante dall’export in oltre 100 paesi: sono questi i numeri che raccontano storia ed economia dell’Aceto Balsamico di Modena dall’acquisizione della certificazione IGP ad oggi. Dati importanti, che sono stati presentati questa mattina durante il convegno da Luca Valdetara, Responsabile Divisione DOP/IGP di CSQA Certificazioni, dopo i saluti del Presidente della Camera di Commercio Maurizio Torregiani, del Sindaco Giorgio Pighi, dell’Assessore all’Agricoltura della Provincia di Modena Gian Domenico Tomei e dei tre Presidenti dei consorzi.
Interessanti anche i dati riferiti alla crescita del comparto, che ha visto un aumento del numero di aziende, passate in due anni da 184 a 242, per un totale di 279 unità operative (alcuni operatori si avvalgono di più di uno stabilimento). La filiera IGP attualmente si compone di 79 acetifici che reperiscono mosti in 103 cantine, 51 stabilimenti di concentrazione e 143 confezionatori, di cui 34 operanti all’estero.
Ma l’Aceto Balsamico di Modena IGP e i suoi ‘cugini’ con la DOP, i preziosi Aceto Balsamico Tradizionale di Modena e Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia – oltre a essere i prodotti italiani a Indicazione Geografica con la maggior quota di esportazione – vantano anche il triste primato di essere tra i più imitati e contraffatti, con conseguente sottrazione all’economia reale del Paese di un buon 10% del fatturato. Responsabile di una così ampia diffusione di imitazioni è probabilmente la scarsa attenzione che in tutti i paesi – ad eccezione dell’Italia – si presta alla lettura dell’etichetta, come emerge dalla ricerca condotta da Nomisma su “Comportamento di consumo, percezione e conoscenza dell’origine dell’ABM in Italia e in 4 importanti mercati europei” – Germania, Francia, Spagna e Grecia – che il Responsabile di Nomisma Denis Pantini ha esposto questa mattina nel corso del convegno. “Dalla ricerca è emerso un concetto importante – afferma il Presidente del Consorzio Aceto Balsamico di Modena Cesare Mazzetti – ovvero che in tutti i paesi europei oggetto di studio c’è una percezione diffusa, in Germania si arriva addirittura al 93%, che l’origine dell’Aceto Balsamico sia italiana e che il termine “Balsamico” sia strettamente e univocamente collegato all’immagine che i tre aceti emiliani hanno saputo guadagnarsi tra i consumatori internazionali”. Nella stessa indagine di Nomisma, si leggono anche altri dettagli, come l’alta frequenza di consumo dell’Aceto Balsamico in tutti i paesi esaminati, e la relativa indifferenza dei consumatori al prezzo come motivazione d’acquisto.

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