Aceto Balsamico in difficoltà per la scarsità della vendemmia


La vendemmia 2011, che in termini di qualità si è posta su livelli buoni ma tutt’altro che eccezionali, sotto al profilo delle quantità ha invece presentato aspetti preoccupanti: come diffuso da Assoenologi, si è trattato della vendemmia più scarsa degli ultimi 60 anni, con una riduzione di oltre il 15% nei volumi. Per ritrovare un quantitativo simile infatti occorre risalire al 1948, quando la produzione di vino fu di 40,8 milioni di ettolitri.

Risultati deludenti, in parte dovuti alle condizioni climatiche e alla ondata di caldo eccezionale subita nei mesi estivi, in parte riconducibili alle variazioni strutturali introdotte nel settore, con misure quali l’estirpazione dei vigneti e la cosiddetta ‘vendemmia verde’ che premia la distruzione dei grappoli acerbi prima dell’estate, quando ancora non si conoscono gli sviluppi meteorologici e quindi non si può predire se la quantità finale sarà sufficiente a coprire la domanda, e garantire stabili condizioni di mercato.

La situazione appare particolarmente difficile per alcuni settori che si occupano della trasformazione dei prodotti vinici, in particolare l’Aceto Balsamico di Modena. Tale prodotto, che ha vissuto decenni di sviluppo quantitativo a causa di una elevata domanda di mercato, soprattutto dall’estero, basa la propria composizione sul mosto d’uva e sull’aceto di vino, che vengono ‘sottratti’ al mercato generale del vino.

“Normalmente rappresentiamo una buona via di uscita per i vinificatori – afferma il Responsabile Tecnico del Consorzio Aceto Balsamico di Modena, Giorgio Bentivogli – che possono collocare tra i nostri produttori i surplus produttivi. Tuttavia quest’anno la vendemmia ridottissima, la situazione di cantine vuote dovuta anche alla elevata richiesta di vino da parte dei produttori di alcole, e la tendenza a fare stock di vino per cautelarsi da una eventuale, nuova vendemmia negativa nel 2012 fa sì che i mosti e gli aceti stiano subendo una inattesa, elevata impennata nei prezzi”.

“Si registrano aumenti per il mosto d’uva che vanno dal 30 fino al 50%, e per l’aceto di vino intorno al 40%: ciò determinerà un riflesso a breve termine sui prezzi di vendita dell’Aceto Balsamico di Modena, proprio in un momento in cui la congiuntura economica aveva già ridotto i margini degli operatori, che oggi quindi non dispongono di ‘ammortizzatori’ con i quali assorbire parzialmente gli aumenti”

Il Consorzio non è tanto preoccupato degli effetti sui consumi del prodotto, in quanto ritiene che il livello di prezzo al dettaglio di una bottiglia di Aceto Balsamico di Modena IGP sia sufficientemente ridotto da non influenzare la frequenza di acquisto (si parla di circa 5 euro/litro per le qualità correnti), quanto di una impossibilità degli operatori a far fronte alle esigenze, per la mancanza di materie prime reperibili sul mercato.

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