Acqua da tutelare

Secondo Rosario Lopa, della Consulta Nazionale dell’Agricoltura, bisogna capire che la vera ricchezza non è nei territori urbani, ma in quelli non urbani, e che in questo contesto l’agricoltura rappresenta la vera garanzia
contro la desertificazione e lo spopolamento del territorio e contro tutti gli squilibri*
Di interventi per la gestione della risorsa acqua e di impatto sul territorio delle opere idriche, ne ha parlato, Rosario Lopa, in occasione della giornata conclusiva della Settimana Mondiale dell’Acqua.
L’incontro ha offerto l’occasione per fare il punto sulla realtà attuale e
sulla situazione di emergenza che sta caratterizzato gli ultimi periodi. A
questo proposito Lopa ha sottolineato che la criticità si è attenuata, ma
che non è possibile accettare che si metta a rischio il rifornimento di
acqua ogni volta che si verificano situazioni climatiche avverse. Per questo
– ha aggiunto – è necessario investire molto sul piano idrico nazionale. Non
solo: contro l’emergenza siccità al Sud si procederà ad un allargamento
della struttura della rete idrica esistente. Lopa, ha ricordato l’importanza
di un cambiamento di mentalità: è necessario sostenere un nuovo modello di
sviluppo, che abbia più rispetto per il territorio e per l’ambiente. Questo
significa cambiare atteggiamento nei confronti dell’acqua, una risorsa
limitata e in quanto tale particolarmente preziosa. Ma significa anche
capire che la vera ricchezza non è nei territori urbani, ma in quelli non
urbani, e che in questo contesto l’agricoltura rappresenta la vera garanzia
contro la desertificazione e lo spopolamento del territorio e contro tutti
gli squilibri che mettono a rischio la sopravvivenza dell’ambiente naturale.
Più elevata frequenza degli eventi estremi, modificazione della
distribuzione delle piogge, aumento dell’intensità delle precipitazioni,
maggiore frequenza di eventi alluvionali che influenzano modo sostanziale la
gestione delle acque e la sicurezza del territorio.
Sono, questi, alcuni degli effetti principali del cambiamento climatico
determinato dal fenomeno del riscaldamento globale, un cambiamento che –
come ha sottolineato Lopa – sta portando, tra le altre conseguenze, ad una
progressiva riduzione delle riserve idriche, ad un aumento dell’erosione in
zone collinari e a sempre più frequenti alluvioni in pianura. Fenomeni che –
spiega -devono essere considerati non solo come una perdita di terreno, ma
anche una delle cause principali di degradazione di fertilità del suolo, in
quanto determinano una riduzione dell’infiltrazione, della capacità di
immagazzinamento dell’acqua e una perdita di elementi nutritivi che si
traduce, di fatto, in un habitat meno favorevole alla crescita delle piante
e alla sostenibilità delle attività agricole nel tempo. Una situazione però
contro la quale possono fattivamente contribuire, favorendo la riduzione
dell’inquinamento ambientale e il raggiungimento degli obiettivi di Kyoto,
le stesse aziende agricole. Lo dimostra il caso dell’Italia dove le aziende
agricole potenziando le coltivazioni dedicate alla produzione di
biocarburanti, utilizzando residui agricoli, forestali e dell’allevamento e
installando pannelli solari, possono arrivare a coprire entro il 2010 fino
al 13% del fabbisogni energetico nazionale, facendo così risparmiare oltre
12w milioni di tonnellate di petrolio equivalenti a ridurre le emissioni di
anidride carbonica di origine fossile di 30 milioni di tonnellate. Ma per
poter tutelare efficacemente l’ecosistema è anche necessario – continua Lopa
– salvaguardare la risorsa-acqua che non può di certo essere considerata
inesauribile; e questo vale tanto più per un Paese come l’Italia che non
riesce a programmare la gestione delle sue pur rilevanti risorse idriche
(mediamente 700 mm all’anno con variazioni da 1500 nella Alpi e 300 in
Sicilia) mettendo in atto interventi strutturali per la raccolta,
distribuzione e il risparmio dell’acqua. Una necessità – ha spiegato ancora
Lopa – che nel nostro Paese e regione continua ad essere aggravata dal
problema dell’invecchiamento delle infrastrutture; basti pensare che le
perdite di servizio di acquedotto raggiungono mediamente oltre il 40% anche
a causa di un’età media delle opere superiore ai 30 anni. Bisognerà
realizzare- ha concluso Lopa- ha progetti peraltro immediatamente esecutivi,
che consentiranno di incidere positivamente anche sul tessuto sociale, dando
importanti risposte anche sul fronte occupazionale della nostro Territorio.

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