Acqua: per fermare gli sprechi l’Italia punta sui sindaci


Fermare gli sprechi, tutti. Cominciando da quelli alimentari per risparmiare acqua, una risorsa che spesso non ci si accorge di buttar via in grandi quantità. I primi paladini di questa nuova forma di “consapevolezza” potranno essere i sindaci aderendo, il 29 settembre da Trieste, al lancio della ‘Carta per amministratori a spreco zero’. La proposta è stata lanciata da Andrea Segré – preside della facoltà di Agraria dell’università di Bologna – durante il suo intervento alla settimana mondiale dell’acqua a Stoccolma (unico italiano presente alla kermesse scandinava), in cui è stata ricordata la risoluzione Ue per dichiarare il 2014 anno europeo contro lo spreco e per impegnarsi a dimezzare gli sprechi entro il 2025. Con la Carta anti-spreco i sindaci non faranno altro che anticipare le azioni indicate nella risoluzione Ue. Insieme con la riduzione dei consumi e l’adozione di una ‘dieta salva-risorsa’, per Segré – che è anche presidente di Last minute market (spin-off dell’università), promotrice della campagna ‘Un anno contro lo spreco’ di cui è partner anche Federutility (sia sull’acqua che sull’energia) – “la prima azione da compiere è riuscire a capire come si può risparmiare l’acqua, per esempio, attraverso degli indicatori ‘virtuali’, come l’impronta idrica”. L’Italia ‘butta’ infatti ogni anno la stessa quantità d’acqua contenuta nel lago d’Iseo, e lo fa soprattutto gettando via il cibo. A livello mondiale se ne sprecano 450 chilometri quadrati. “Quando si butta via del cibo – aggiunge – si getta anche l’acqua dell’intera filiera produttiva che è servita per portare quel prodotto dal campo alla tavola”. Ed è per questo che si arriva al concetto di dieta sostenibile, intendendo non soltanto il risparmio dell’acqua contenuta nel cibo, ma includendo anche la consapevolezza che la risorsa è limitata e locale”. Intanto in Italia la rete idrica arriva a perdere per strada anche il 40% di risorsa. E, secondo Federutility – che ha riunito la Commissione acqua chiamando a raccolta un centinaio di aziende per discutere del documento di consultazione dell’Autorità per l’energia elettrica ed il gas in materia di tariffe idriche – “non si capisce per quale motivo nel Piano di Sviluppo del governo sia sempre assente il tema dell’acqua e delle infrastrutture idriche necessarie ed urgenti per il nostro Paese”. Soprattutto, spiega il vicepresidente Mauro D’Ascenzi, “per sistemare la rete acquedottistica, rimediare ai ritardi sulla depurazione ed evitare le multe europee” si potrebbe pensare a finanziamenti da parte della Cassa depositi e prestiti “a prezzi di mercato”. Un Piano nazionale per la gestione integrata delle risorse idriche è nei pensieri del ministro dell’Ambiente Corrado Clini, il quale – nel documento portato all’attenzione dell’ultimo Consiglio dei ministri in cui delinea la strategia per una crescita ‘verde’ del Paese – ne prevede l’adozione entro dicembre 2012, puntando – oltre che su riduzione dei consumi, bilanciamento tra i diversi usi, depurazione delle acque reflue e riuso per agricoltura e industria – sulla definizione degli indicatori per l’applicazione delle tariffe. (di Tommaso Tetro – ANSA)

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