Acquacoltura: Api (Confagri), prioritario rilanciare il comparto

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“L’acquacoltura rappresenta circa il 50% della produzione ittica nazionale tra pesci e molluschi, ma continuiamo ad importare il 70% di quello che viene consumato e, per le spigole, addirittura riusciamo a coprire soltanto il 20% del fabbisogno nazionale”. Lo ha detto Pier Antonio Salvador, presidente dell’Associazione Nazionale Piscicoltori (API) di Confagricoltura incontrando oggi, al ministero dell’Agricoltura, il ministro Nunzia De Girolamo.
“La palude della burocrazia – ha continuato Salvador – incide dal 5 al 7% sul valore della nostra produzione. Basterebbe applicare su tutto il territorio le norme sulla semplificazione, a partire dall’autocertificazione e creare uno sportello unico al Mipaaf, insieme alle associazioni, per fornire un efficace snodo amministrativo. Fondamentale è anche risolvere l’annosa questione dei canoni demaniali marittimi. Problemi questi fortunatamente risolvibili, ma che hanno frenato lo sviluppo dell’acquacoltura italiana”.
Il presidente dell’API, dopo aver ringraziato il ministro per l’attenzione al comparto, ha sottolineato che l’acquacoltura è una tra le attività più vitali del settore agricolo. “La piscicoltura italiana – ha ricordato – riesce a raggiungere ottimi risultati sui mercati internazionali con eccellenze come il caviale, esportato per oltre il 90% con un fatturato intorno ai venti milioni di euro, o le trote che, tra fresche e trasformate, raggiungono il 25-30% dell’intera produzione”.

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