Acquacoltura biologica in primo piano sabato al SANA

I consumi di pesce aumentano mentre la pesca diminuisce: lo sfruttamento selvaggio ha impoverito le risorse naturali dei mari ei cambiamenti climatici hanno reso i prodotti ittici richiesti dal mercato sempre più difficili da reperire. Quasi ovunque, il superamento dei limiti sostenibili delle catture in mare ha reso stazionari i livelli di produzione della pesca ma, viceversa, l’acquacoltura è divenuta una delle attività di produzione alimentare a più alto tasso di crescita a livello mondiale
Il problema della sicurezza e della qualità dei prodotti alimentari, le tematiche ambientali, il cosiddetto “benessere animale”, tutte questioni in cima alle preoccupazioni dei cittadini, hanno reso quello dell’acquacoltura biologica un settore da sostenere e valorizzare, anche per creare nuove imprese e dare nuove fonti di reddito ad allevamenti già esistenti, che potrebbero vedere crescere la propria produzione proprio grazie alla certificazione biologica. In Italia i prodotti d’acquacoltura convenzionale sono di alta qualità e sottoposti a ferrei controlli ma, recentemente, alcuni piscicoltori hanno deciso di tentare il metodo di produzione biologica, seguendo i criteri del Regolamento Europeo n. 710/09, entrato in vigore nel luglio 2010.
Se ne parla al SANA in un’intera giornata dedicata al pesce d’allevamento biologico organizzata da ICEA. Sabato 10 settembre, FederBio propone nella sua area il convegno sull’Acquacoltura Bio: alle ore 10.30 gli allevatori potranno incontrare gli operatori della grande distribuzione (Coop, Despar, Ecor, NaturaSì) e successivamente, presso l’area show-cooking, si potranno degustare ricette tipiche regionali a base di pesce. Nel pomeriggio verrà presentato il primo opuscolo didattico sull’acquacoltura che lancerà la ‘Campagna per l’acquacoltura biologica’, promossa da ICEA, API e MiPAAF, dedicata proprio a questo tema, con particolare attenzione all’aspetto didattico e formativo per i più piccoli: le scuole elementari saranno coinvolte con attività e gite didattiche dedicate agli alunni e azioni di sensibilizzazione indirizzate a insegnati e mense scolastiche, ma anche i punti vendita biologici, le botteghe equo solidali e le pescherie potranno partecipare ad incontri informativi rivolti a gruppi di acquisto, commercianti e consumatori. Alla presentazione interverranno Giuseppe Lembo, presidente del comitato esperti sull’agricoltura biologica della Commissione Europea e del Coispa di Bari (centro di ricerca su pesca e acquacoltura), Severina Liberati del Ministero per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Pier Antonio Salvador presidente dell’API – Associazione Piscicoltori Italiani e Gaetano Paparella, presidente di ICEA.
Per quanto riguarda lo stato della certificazione in Italia, ad un anno dall’entrata in vigore del regolamento europeo che promuove l’insediamento stabile dell’acquacoltura “bio” nelle zone rurali e costiere come alternativa alla pesca, ICEA è tra i cinque organismi di certificazione accreditati che hanno già adeguato procedure e modulistica (insieme a Ccpb, Q Certificazioni, Bios e Biozoo). Ad oggi sono una ventina le aziende certificate o in attesa di certificazione, ma le potenzialità sono enormi perché nella maggior parte dei casi si tratta di convertire gli allevamenti esistenti, anche gradualmente, dato che la norma consente la coesistenza tra produzione biologica e convenzionale. A incoraggiare lo sviluppo di questo tipo di allevamenti anche la crescente richiesta da parte dei consumatori e i prezzi, allineati al costo al dettaglio dei prodotti ittici convenzionali di prima qualità.
Sicurezza e qualità degli alimenti, benessere animale e attenzione all’ambiente dunque, tradotte in numerose applicazioni concrete. Gli animali d’acquacoltura biologica devono disporre di spazio sufficiente per il loro benessere, vivere in acque di buona qualità e sufficientemente ossigenate; devono essere nutriti in via prioritaria con mangimi biologici di origine acquicola che, dal punto di vista della composizione nutrizionale, devono conferire un’ottima qualità al prodotto finale. A tutela dell’ambiente, gli allevamenti devono poi utilizzare in via preferenziale energie provenienti da fonti rinnovabili.

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