Ager Innovapero: coltivare il pero senza l´uso di agrofarmaci

Inizia quest’anno a ridosso di ferragosto la raccolta delle prime pere cuneesi. Le previsioni qualitative sono eccellenti: la varietà William’s – che apre la stagione – sarà particolarmente dolce, fondente e succosa. Se la contendono i consumatori e l’industria di trasformazione, che ne ricava puree per l’alimentazione della prima infanzia.La qualità e la sicurezza alimentare sono ovviamente un must per queste produzioni di pregio e la ricerca regala quest’anno un decisivo passo avanti. Domani alle 14,30 presso il Centro ricerche per la frutticoltura di Manta, il CReSO presenta il nuovo metodo per la difesa dagli insetti del pero senza usare insetticidi. Si chiama Alt’Carpo (Alt alla Carpocapsa, il nome scientifico del “verme delle pere”). La prova è in corso dal 2011 presso l’azienda a conduzione biologica Matteo e Nives Quaglia di Verzuolo. E’ stata allestita nell’ambito del Progetto nazionale INNOVAPERO, finanziato da AGER – Agroalimentare e Ricerca, il più importante fondo privato per la ricerca costituito da tredici fondazioni di origine bancaria, tra le quali la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo. Il Progetto coinvolge una rete di otto Istituti di ricerca. Sul tema Alt’Carpo lavorano in collaborazione il CReSO, il Dipartimento Terra & Acquatech dell’Università e la Fondazione Navarra di Ferrara.
I risultati interessanti stanno venendo fuori adesso, dopo il secondo ciclo di sperimentazione, confermando che il metodo è efficace e sicuro e più essere esteso a gran parte dei nostri impianti di pero. Dopo aver notato che le reti antigrandine disturbavano il volo di questa farfallina che poi depone le uova sui frutticini, l’accesso degli insetti dannosi è stato sbarrato con una reti a maglie fitte posizionate sui bordi e sulla capezzagna. Il nuovo metodo consente di fare a meno degli insetticidi nella coltivazione del pero, anche quelli di origine naturale che sono utilizzati nel “biologico”. Un ulteriore passo avanti per la sostenibilità ambientale della frutticoltura piemontese. Pere dolci e ancora più sicure, a maggior ragione quando si tratta dell’alimentazione dei nostri bambini.
L’incontro è aperto ai tecnici e agli operatori del settore.
Il progetto AGER Innovapero – “Innovazioni di processo e di prodotto per una pericoltura di qualità” (www.ager.innovapero.it) si propone di aumentare la sostenibilità economica della filiera del pero attraverso una forte attività di ricerca che si articola in diverse fasi: l’individuazione di materiale resistente alle principali malattie, l’ottimizzazione delle pratiche colturali, il miglioramento della qualità attraverso un accurato studio della maturazione dei frutti in funzione delle tecniche colturali, lo studio di nuove tecnologie di conservazione in post-raccolta. Sono tra l’altro studiati gli aspetti della difesa fitosanitaria contro la carpocapsa, maculatura bruna e la psilla, malattie che causano un aumento dei costi di produzione e un negativo impatto ambientale. Un progetto che consente di risolvere le maggiori criticità nella produzione delle pere e le attuali limitazioni all’aumento degli standard quali/quantitativi e che coniuga e soddisfa le esigenze sia del comparto produttivo, sia dei consumatori.
Stefano Musacchi dell’Università di Bologna, coordinatore del Progetto INNOVAPERO: “Vogliamo che la nostra ricerca produca risultati pratici e direttamente applicabili dalle aziende agricole. Per questo è prevista un’intensa attività di divulgazione attraverso convegni, seminari, web, pubblicazioni di settore; non ultime le visite guidate cui inviteremo gli operatori, cioè i frutticoltori, i tecnici agricoli, ma anche le Istituzioni e gli Enti Territoriali. E per rendere più “pratici” i risultati della ricerca, buona parte dell’ attività è fatta direttamente in campo, presso i frutteti della Fondazione Navarra a Ferrara e del CReSO a Cuneo”.

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