Agricoltura: CGIL Foggia, erogati 35 mln, attenti al lavoro nero


La Flai Cgil di Capitanata teme che i 35 milioni di euro che saranno erogati a breve alle imprese agricole foggiane possano alimentare un ulteriore sfruttamento del lavoro. Il sindacato in una nota invita la Regione Puglia e tutti gli organismi preposti a vigilare affinche’ cio’ non accada. I finanziamenti di cui parla la Flai-Cgil sono quelli del programma di sviluppo rurale (Psr) 2007-2013. La graduatoria del Psr ha visto assegnare per la misura 121 – ammodernamento delle aziende agricole – 13,6 milioni di euro ai progetti di filiera presentati dalle imprese foggiane: 3,8 milioni per il settore vitivinicolo; 544mila euro per l’olivicolo; 6 milioni per l’ortofrutticolo; 2,77 milioni per il cerealicolo; 436mila euro per la filiera zootecnica. Per la misura 123 – accrescimento del valore aggiunto di prodotti agricoli e forestali – ai Pif della provincia di Foggia sono andati 22 milioni di euro: 8,9 milioni di euro per la filiera vitivinicola; 1,2 milioni di olio per quella olivicola; 6,9 per l’ortufrutticola; 4,9 milioni per la cerealicola. ”Come Flai Cgil – commenta Daniele Calamita, segretario generale della Federazione dei lavoratori dell’agroalimentare di Capitanata – abbiamo sostenuto e plaudito alla legge 28 del 2006 della Regione Puglia, che prevede azioni di contrasto al lavoro nero e per l’emersione. Proprio all’articolo 1 c’e’ scritto che l’erogazione di qualunque agevolazione o finanziamento, ad ogni titolo o ragione erogato dalla Regione Puglia, sia riservata ai soggetti che dimostrino di essere in regola con gli obblighi di legge in materia previdenziale e che applichino ai lavoratori dipendenti trattamenti economici e normativi non inferiori a quelli previsti dagli accordi e contratti collettivi nazionali, regionali e territoriali o aziendali, stipulati con le organizzazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative a livello nazionale”. Allo stesso modo la Flai provinciale ”chiede – prosegue la nota – alle associazioni datoriali un impegno fattivo affinche’ l’agroalimentare, che per incidenza sul prodotto interno lordo e’ il settore piu’ importante per l’economia provinciale, sia caratterizzato da dinamiche di legalita’ e innovazione. E’ insostenibile che in Capitanata si sia costretti a lavorare in agricoltura alle stesse condizioni di cinquanta anni fa, sfruttando il bisogno di un lavoro a qualunque costo. Soprattutto pensando di poter competere su un mercato globale non attraverso la qualita’ delle produzioni – che pure e’ presente nel nostro territorio – ma speculando sui diritti, violando i contratti”. (ANSA).

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