Agricoltura, Coldiretti: è crisi ortofrutticola in Polesine

Mercati fermi e l’ortofrutta resta in campo. Nei comprensori di Lusia e Rosolina, patria delle verdure “made in Polesine” e dell’Insalata di Lusia Igp, la crisi comincia ad essere insostenibile.
I consumi domestici e internazionali sono crollati; la domanda estera e’ sparita. Tutta la produzione delle orticole, che era gia’ stata impostata sulle previsioni di vendita nei mercati stranieri si riversa sul mercato interno, il quale non assorbe il colpo ed i prezzi crollano. Non va meglio per la frutta (pesche e nettarine). Si vende al di sotto dei prezzi di produzione e gli agricoltori stanno pensando di distruggere il raccolto in campo. Intanto al supermercato i prezzi lievitano fino a tre volte.
La crisi dei prezzi alla produzione, che ha ormai una lunga storia, ha subito un’accelerata negli ultimi mesi a causa dell’emergenza sanitaria del “batterio killer”, che ha travolto i cetrioli tedeschi, gettando nel panico i consumatori europei e provocando il blocco delle importazioni russe. Nonostante le assicurazioni che i prodotti italiani e polesani, in particolare, siano i piu’ sicuri e genuini al mondo, la domanda non riprende. Lattughe e radicchio, carote la cui annata e’ straordinaria per qualita’, melanzane e peperoni, cavoli e biete, Insalata di Lusia Igp, pesche e nettarine. Restano fermi nei bancali.
  “Ancora una volta – commenta Mauro Giuriolo, presidente di Coldiretti Rovigo – i nostri imprenditori, che da anni investono in qualita’ e sicurezza, pagano le conseguenze degli errori di altri. Un’emergenza sanitaria investe l’opinione pubblica seminando il panico incontrollato e annulla anni di sacrifici e di lavoro. Per questo vogliamo denunciare l’impotenza dei nostri produttori davanti al mercato ed invitare i consumatori a fidarsi della nostra ortofrutta a km zero, distinguibile dalle etichette e dal marchio Igp dell’Insalata di Lusia”. La crisi riguarda tutto il patrimonio ortofrutticolo regionale: oltre 46 mila ettari tra colture in pieno campo e in serra, per 800 milioni di euro, ovvero il 16 per cento della produzione lorda vendibile veneta. Piu’ di un miliardo di tonnellate di ortaggi e frutta vengono consumate localmente ed esportate nel mondo. La conta dei danni nazionali comunicata alla Ue parla di 22,5 milioni di euro. Una cifra tutto sommato ridotta se paragonata al valore dell’intera filiera italiana, ma il provvedimento comunitario e’ molto limitato perche’ prevede un orizzonte temporale molto ristretto per la denuncia delle perdite, una gamma di prodotti altrettanto ridotta e meccanismi burocratici complicati.

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