Agricoltura, De Castro a 27: o insieme o niente riforma

Sulla riforma della politica agricola comune, “o troviamo nella proposta che farà il Parlamento, il modo di includere le proposte di cambiamento di singoli Stati membri, altrimenti se continuiamo a lavorare in modo separato le possibilità di approvare la nuova Pac entro l’estate del 2013 non ci sono”. E’ la sfida lanciata a Horsen, nel sud della Danimarca, dal presidente della commissione agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, ai partner europei a cui la presidenza danese aveva chiesto di presentare lo stato dell’arte del dibattito in Parlamento sulla futura riforma agricola, in previsione del 18 e 19 giugno quando la commissione agricoltura presenterà le quattro relazioni previste sulla revisione della Pac. Per l’Italia è presente il ministro della politiche agricole e alimentari, Mario Catania. Siamo in una fase delicata e complessa del processo di riforma della Pac – ha spiegato all’Ansa De Castro – in quanto non ci sono le condizioni economiche perché dobbiamo aspettare le future prospettive finanziarie 2014-2020; non ci sono le condizioni tecniche perché abbiamo 650 proposte di cambiamenti a cui andranno ad aggiungersi quelle degli Stati membri; non ci sono le condizioni istituzionali in quanto bisogna fare l’allineamento normativo per l’agricoltura al Trattato di Lisbona. Quindi – ha proposto ai 27 De Castro – “se noi adesso includiamo nella proposta della Commagri le vostre preoccupazioni, attese e desiderata, faremo in modo che il testo finale che noi in quanto Parlamento europeo voteremo entro ottobre e novembre di quest’anno, includa già larga parte delle vostre proposte”. Al riguardo Catania ha spiegato che “probabilmente il negoziato sulle future prospettive Ue si chiuderà soltanto l’inverno prossimo, con la conseguenza che lo spazio per un accordo relativo alla Pac è limitatissimo”. La controproposta di riforma sulla Pac della Commagri comprende, tra i grandi capitoli quello ‘dell’inverdimentò (greening) dell’aiuto alla produzione agricola Ue per cui gli europarlamentari hanno deciso di mantenere il livello dell’aiuto ‘verde’ al 30% come proposto dalla Commissione europea introducendo però numerose flessibilità, come l’obbligatorietà della misura solo per le aziende superiori ai 20 ettari. I parlamentari si spingono anche verso una ridistrizione “più equa” delle risorse tra gli Stati membri che – dice De Castro – spalma di più i costi per chi paga e che si concentra per chi ha un maggiore costo della vita. Insomma ora l’importante è che il movimento negoziale già partito dalla Commissione europea si incastri bene con quello del Parlamento europeo, ha aggiunto Catania. Resta un negoziato complicato, a incastri. L’importante è che non ci si muovi a compartimenti stagni: la data ultimissima per conclude è giugno 2013, alla fine della presidenza irlandese dell’Ue.

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