Agricoltura di precisione : sfida all’ultimo drone

GiGCyXCekbIWhxx8_BOnMNIGHF7OCqQYJZPvAsPCfpl0Y5xNEph9tzEKVouNG4KNtURZiyRPRSrKoqU=w1248-h502Droni in agricoltura: una moda o il futuro su cui investire? Di fronte al sempre più diffuso irrompere delle nuove tecnologie, Condifesa Treviso, il consorzio per la difesa delle colture da calamità, forte del suo ruolo di informazione e promozione dell’innovazione a favore dei 4mila soci trevigiani, ha scelto di mettere alla prova le aziende del settore lanciando loro un guanto di sfida. Diverse società specializzate nell’utilizzo di droni (ma anche quadricotteri e aeromobili) hanno risposto all’invito e partecipato, in questi giorni, alla prima competizione italiana dedicata all’agricoltura di precisione per la valutazione dei danni causati da eventi climatici o fitopatologie.
Importanti i numeri della prima fase del contest: 5 giorni di prove in campo, 2 le location individuate (una in pianura, un campo di mais a Fanzolo di Vedelago; l’altra in collina, un vigneto nell’area del Prosecco Superiore a Susegana), oltre una trentina di tecnici e piloti con brevetti Enac membri dei vari team che si sono alternati nella competizione. “Abbiamo sfidato le aziende del settore, ponendo loro due quesiti ben precisi. Valutare l’area e il volume del mais allettato a causa del vento e le aree danneggiate dalla diabrotica, l’insetto che in questi ultimi anni sta flagellando una coltura tradizionale della nostra pianura – spiega il presidente di Condifesa Treviso, Valerio Nadal – e contare le piante di vite colpite dal mal dell’esca in un vigneto. Vogliamo poter valutare la precisione e l’uniformità dei dati che ci saranno forniti e la loro efficacia per stimare l’entità del danno. L’obiettivo è poter fornire ai nostri associati strumenti certi, per ottenere la giusta remunerazione da parte delle compagnie assicurative”.
Ma come proseguirà la competizione? Ora le aziende partecipanti avranno alcune settimane per l’elaborazione dei dati attraverso appositi software. Diverse le apparecchiature utilizzate: in campo sia fotocamere che termocamere a infrarossi. L’utilizzo contemporaneo della mappatura satellitare (con tecnologia GPS ormai ben nota) e della fotogrammetria attraverso immagini multispettrali (con un fotogramma scattato anche ogni 80 centimetri) consentirà di valutare con precisione le aree colturali danneggiate attraverso modelli tridimensionali delle coltivazioni. I sensori a infrarossi, invece, valutando le radiazioni emesse dai cloroplasti (le cellule dove avviene la fotosinesi) misureranno l’indice vegetazionale (NDVI) valutando lo stato di salute di ciascuna singola pianta. “Gli elaborati delle aziende saranno quindi valutati da una giuria tecnica di esperti terzi scelti tra periti assicurativi, tecnici Avepa e docenti dell’Università di Padova – prosegue il direttore Condifesa, Filippo Codato – diamo appuntamento a tutti gli operatori del settore agricolo a dopo il raccolto, quando presenteremo in evento pubblico i risultati di questa prima, innovativa, attività che vuole essere volano per l’applicazione e il perfezionamento delle nuove tecnologie”.

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