Agricoltura ed energia: c’è molta strada da fare


In Emilia Romagna solo il 7% dell’energia fotovoltaica prodotta in regione deriva da impianti di aziende agricole. E’ quanto afferma Coldiretti regionale sulla base dei dati 2009 del Gse (Gestore servizi energetici) da cui risulta che nelle aziende agricole vengono prodotti poco più di 6.600 kW sui 95.000 kW prodotti in Emilia Romagna, che pongono la nostra regione al terzo posto, dopo Puglia e Lombardia, per potenza prodotta tra le regioni Italiane. Secondo elaborazioni Coldiretti dei dati Gse, in Emilia Romagna ci sono circa 25.000 kW prodotti da impianti a terra. Questo significa – commenta Coldiretti – che ci sono 19.000 kW prodotti da impianti a terra che non sono collegati ad aziende agricole e che sollevano problemi legati a rischi di speculazioni sui terreni.

“Gli impianti a terra svincolati da aziende agricole – afferma il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – sono frutto, in genere, di elevati investimenti finanziari da parte di enti che non hanno nessun legame con il territorio e che spesso comportano interventi ad elevato impatto ambientale. E’ un problema che riguarda strettamente l’agricoltura, che rischia di essere danneggiata per la devastazione del territorio e la perdita di superficie coltivabile. Il tutto aggravato dalla lievitazione dei prezzi degli affitti dei terreni”.

La richiesta di terreni, sia per impianti fotovoltaici, sia per produrre biomasse – rileva Coldiretti – sta portando spesso anche al raddoppio del costo degli affitti. In più, nel fotovoltaico si stanno verificando situazioni in cui si privilegiano i grandi impianti, soprattutto per l’allacciamento alla rete, penalizzando a volte quelli più piccoli ma più integrati con il territorio.

“E’ vero – commenta Tonello – che il Parlamento ha approvato il decreto che posticipa al 30 giugno prossimo l’applicazione delle tariffe più remunerative anche per gli impianti realizzati entro il 31 dicembre 2010 e pronti ad entrare in funzione, ma è deleterio che, soprattutto negli allacciamenti vengano privilegiati impianti di grandi dimensioni”.

Coldiretti ritiene fondamentale, per un sviluppo equilibrato del territorio e la diffusione capillare delle energie rinnovabili, l’integrazione con le economie agricole locali, sulla base di un modello di produzione capillare e di filiera corta, che consenta la decentralizzazione della produzione e l’integrazione con il contesto territoriale. Per questo, nella realizzazione di nuovi impianti bisognerebbe ad esempio, partire dalla sostituzione con i pannelli fotovoltaici delle coperture in amianto, nelle cave e nelle discariche dismesse, privilegiando gli impianti integrati a livello paesaggistico, riducendo al minimo la perdita di terreni agricoli.

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