Agricoltura: Gardini, evitare chiusure, serve integrazione

Gardini2Per dare competitività e futuro all’agricoltura italiana bisogna creare soluzioni economiche che diano più reddito ai produttori. Se vogliamo evitare che migliaia di aziende agricole chiudano ogni anno, il progetto più serio, l’unica possibilità di ridare sviluppo al comparto rimane a nostro avviso l’organizzazione in filiera, che tenga insieme cioé le fasi della produzione, trasformazione e vendita”. Lo ha detto il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini nel suo intervento conclusivo al convegno promosso dall’Op Ortofruit Italia per festeggiare il decennale della cooperativa. “Le soluzioni che la cooperazione indica non sono prese di posizioni aprioristiche – ha spiegato Gardini – dal momento che é lo scenario stesso in cui operiamo che ci indica le strade obbligate che abbiamo davanti. Uno scenario che è contraddistinto dall’aumento della competizione da un lato (nel mondo c’é un maggior numero di paesi che producono e vendono) e dal drastico calo dei consumi interni dall’altro, sintomo di una crisi esasperata”. “Allora le risposte a questa situazione, lo voglio ribadire ancora una volta – ha proseguito Gardini – non sono il mercato locale, né quello nazionale. Con ciò non intendo dire che entrambi vadano abbandonati, ma che se non ci apriamo ad intercettare la domanda di consumi dei paesi lontani, non saremo in grado di garantire più redditività alle nostre aziende. Stante il drastico crollo dei consumi interni, quanti sostenevano che il mercato locale fosse la vera sfida dell’agricoltura italiana del futuro, dovrebbero venire a testata bassa a chiedere scusa”. Come sarà l’agricoltura italiana nei prossimi dieci anni? Per Gardini ancora una volta la risposta sta tutta nell’analisi dei numeri. L’ultimo Censimento dell’agricoltura dell’Istat ci ha consegnato una fotografia in cui operano complessivamente poco più di un milione e mezzo di aziende, di cui oltre la metà sono sotto i due ettari (“aziende familiari e sottodimensionate che corrono il concreto rischio nei prossimi anni di scomparire”) – ed altre 500mila lavorano superfici in media di 7-8 ettari. E’ un quadro contraddistinto, ha commentato il presidente di Confcooperative, “da una frammentazione del tessuto produttivo che non ci porta da nessuna parte e che ha invece una sola strada davanti, l’integrazione. E’ questa la tesi che come cooperazione portiamo avanti da anni e che sosteniamo e difendiamo sia a livello nazionale che a livello comunitario, grazie ad una azione di lobbying che spesso ci vede impegnati insieme ad altri grandi paesi produttori europei”. “Noi all’Europa chiediamo – ha dichiarato Gardini – che si costruisca uno sviluppo dell’agricoltura intorno allo strumento principe dell’integrazione che è l’OP (organizzazione di produttori), ma non quelle fittizie o “di carta”, bensì solo quelle che hanno la disponibilità fisica del prodotto e che lo commercializzano tutti i giorni dell’anno”. “Se l’Europa procedesse a smantellare l’attuale sistema di aiuti del comparto ortofrutticolo che fa perno sulle OP – così ancora Gardini – il comparto subirebbe un colpo letale e rischierebbe di scomparire”. (ANSA).

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