Agricoltura già in linea col protocollo di Kyoto

L’agricoltura è già in linea con i parametri del protocollo di Kyoto. La notizia è eclatante, tenuto conto che troppo spesso il settore primario – e nella fattispecie il segmento zootecnico – è additato come responsabile di emissioni eccessive di gas serra in atmosfera. Niente di più antiquato, come concetto.
È questo il messaggio che è emerso nel corso del convegno – organizzato dal Consorzio il Biologico, in collaborazione con Veronafiere – Bioenergy Expo – su «Gas serra ed energie rinnovabili», che si è tenuto in mattinata nell’Aula Magna della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna.
In proposito, Laura Valli del Centro ricerche produzioni animali (Crpa) di Reggio Emilia è stata chiarissima: «Dalle ultime analisi a disposizione – ha affermato Valli – il contributo del settore agricolo alle emissioni globali di gas serra nel 2008 è stato, a livello nazionale, del 6,6 per cento, ponendo l’agricoltura al secondo posto dopo il settore energetico e alla pari con quello industriale».
Bisogna sottolineare, però, che «dal 1990 al 2008 le emissioni di gas serra dall’agricoltura mostrano un calo del 12 per cento, ben superiore all’obiettivo di riduzione del 6,5 per cento, fissato dall’Italia nell’ambito del protocollo di Kyoto 2008-2012». E questo contro una emissioni complessiva di tutti i settori che è aumentata del 4,7 per cento.
Insomma, se l’obiettivo è quello di mitigare le emissioni in atmosfera, l’agricoltura la propria parte l’ha fatta eccome. La sfida, per il futuro, è su più fronti. Da un lato, come ha ricordato Andrea Zaghi di Nomisma, «contrastare il riscaldamento globale (global warming), senza ridurre, ma anzi incrementando, la produzione alimentare complessiva». Dall’altro, incentivare la diffusione di energia da fonti rinnovabili, «anche per rispettare il Pacchetto clima-energia 20-20-20», come ha specificato Matteo Zucchelli del Centro ricerche produzioni vegetali (Crpv), «forti del fatto che le biomasse di origine agricola avranno un ruolo cruciale nel raggiungimento di tale obiettivo».
In questo scenario si inserisce l’attività del Consorzio il Biologico di Bologna, promotore di un gruppo di ricerca scientifico formato da Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, Trees srl, Lca Lab di Enea, Crpa e Crpv.
L’obiettivo è quello di mitigare le emissioni in atmosfera, valorizzando sia i criteri di eco-sostenibilità che promuovendo la diffusione delle energie da fonti rinnovabili (solare, eolico, biomasse, filiera legno-energia, biogas, idroelettrico). In che modo? «Mettendo a punto un sistema in grado di disciplinare il calcolo di emissioni di gas serra, specificatamente per il settore agroalimentare», ha detto Germana Olivieri di Lca-lab (spin off di Enea). Il punto di partenza sono le etichette cosiddette di terzo tipo, oltre al metodo Lca (Life cycle assessment) sulla valutazione degli impatti ambientali nell’intero ciclo di vita del prodotto.
I punti salienti di questo processo li ha spiegati Fabrizio Piva, amministratore delegato di CCPB. «Intendiamo ragionare in termini di servizio alla filiera e al consumatore – ha spiegato Piva – misurando i gas serra emessi dal produttore fino al consumatore, valorizzare le energie da fonti rinnovabili, ove utilizzate, ma anche favorendone la diffusione, rilanciare i processi di “Energy saving”. Bisognerà passare dalla carbon footprint alla eco footprint».

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