Agricoltura : gioiello di …famiglia

Se le campagne vivono e’ merito della famiglia. Lo conferma un ‘indagine della Rete Rurale Nazionale (RRN) che conferma quanto nell’agricoltura italiana sia ancora l’azienda di famiglia il modello di riferimento. Anche perche’ i giovani, tendono a seguire poi le orme paterne, sostenuti anche da nuove opportunita’ in campo agricolo, che vanno dalla multifunzionalita’ all’innovazione, con un occhio alla qualità della vita.
Le famiglie che vivono nelle aree rurali sono oggi il 56,2%, più 1,2% rispetto agli anni Novanta, contro il 43,8% di quelle che vivono nelle città. A tenere le fila dell’agricoltura italiana, settore tutt’altro che statico, unendo una tradizione vecchia di secoli con un’attenzione costante all’innovazione, sono proprio una parte di quelle famiglie che vivono in zone rurali. Una realtà che spesso non viene raccontata, e a cui il Family Festival di Fiuggi, in collaborazione con la Rete Rurale Nazionale, ha voluto dedicare un evento, durante il quale sono stati anche presentati in anteprima i risultati di una ricerca dell’Ismea sull’argomento.
Primo aspetto interessante che emerge è che la maggior parte delle famiglie (57%) risiede in azienda e ha un tasso di natalità un po’ più alto rispetto alla media: «Quelle con un solo figlio – spiega Elisabetta Savarese dell’Ismea – sono il 35% (la media italiana Istat è del 46,5%), quelle con due figli il 47,6% (contro il 43% della media del paese) e quelle con tre o più figli il 17,5% (la media è del 10,5%)». E ai figli piace vivere nelle aree rurali: «Le percentuali di gradimento si attestato sull’82% per la fascia 18-39 anni e sull’88% per gli under 18». Per i giovani, vivere in campagna è bello in primo luogo per la qualità della vita, seguita dalla possibilità di conciliare lavoro e famiglia e poter dare continuità ai valori familiari. I bambini, invece, prediligono la vita in campagna perché vivono a contatto con la natura e non si annoiano mai. Crescere in agricoltura si può, a patto però “che attorno alla famiglia rurale si creino quelle sinergie in grado di favorirne, anche attraverso specifici strumenti e interventi, la valorizzazione e il radicamento sul territorio”.
Certo che se i giovani scelgono l’agricoltura dei padri, investono su una agricoltura moderna, e chiedono alle istituzioni strumenti per non abbandonare il settore : welfare studiato sulle esigenze delle famiglie contadine in particolar modo per la gestione dei figli , l’offerta didattica , culturale e ricreativa, servizi sanitari , ma anche il supporto allo sviluppo e all’ammodernamento dell’impresa attraverso maggiori infrastrutture e un migliore accesso al credito.
E’ proprio quest’ultima, viste anche le difficoltà che i giovani agricoltori incontrano nelle fasi di start up e di subentro, a diventare una vera e propria esigenza. I dati Ismea si focalizzano pertanto su due strumenti specifici di supporto all’impresa: il subentro, riservato ai giovani agricoltori e le garanzie dirette che favoriscono il rapporto con le banche. Un dato per tutti : il 36% delle richieste di garanzia intermediate da ISMEA sono proprio a favore di giovani agricoltori e un quarto delle operazioni di riferimento sono a supporto di iniziative di start up.

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