Agricoltura: Martina, Piano strategico per ricerca senza Ogm

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Arriva il primo piano Piano strategico italiano per l’innovazione e la ricerca nel settore dell’agroalimentare e forestale che non prevede il capitolo Ogm. L’obiettivo è usufruire al meglio tutte le opportunità, anche comunitarie, per uno sviluppo sostenibile e utilizzare bene le risorse assegnate all’Italia nella programmazione dell’Unione Europea per i prossimi sette anni, esaltando il modello di agricoltura made in Italy. Ad annunciarlo oggi è stato il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, insieme al sottosegretario Giuseppe Castiglione che ha la delega per la ricerca. ”E’ un passo fondamentale per costruire un piano di azione per la ricerca italiana in campo agricolo – ha detto Martina – che la renda distintiva da altri modelli; un modello che non comprende quindi gli Ogm, non per una scelta ideologica ma per una scelta di carattere economica e sociale; l’obiettivo è proprio per poter lavorare seriamente su quello che fa la differenza con gli altri Paesi, ossia la distintività del modello italiano”. Il ministro ha aggiunto ”io non sono oscurantista ma cerco le leve per poter competere su delle precise linee di azione”. Il Piano è frutto di un lavoro durato 18 mesi di confronto e dialogo con tutti i soggetti e le istituzioni che operano nel campo della ricerca, dell’innovazione e dello sviluppo nel comparto agroalimentare e individua sei linee di intervento.
”In Italia sia in campo vegetale che in campo animale – ha detto Martina nel corso della presentazione del Piano – sviluppiamo ricerca e iniziative di innovazione di grande portata, dobbiamo proseguire su questa strada, rilanciando con nuove energie e impegnando maggiori risorse”. Secondo il ministro ”occorre identificare quali sono gli obiettivi di medio termine, rendicontare e cercare di mettere in connessione pubblico e privato. Penso che serva riorganizzare le nostre strutture, in modo da potenziarle, massimizzare le competenze e mettere tutti in condizione di fare in modo efficace il proprio lavoro. Siamo pronti anche a giocarci nuove relazioni internazionali, proprio a partire dalle nostre competenze in ricerca agroalimentare”. A questo proposito il ministro ha citato l’esempio delle Cina. ”La Cina ci ha chiesto di applicare le tecnologie genomiche sviluppate dai ricercatori italiani nella specie bufalina, che per loro rappresenta una delle specie di maggior interesse zootecnico, con circa 23 milioni di capi”. (ANSA).

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