Agricoltura sociale: il punto a Bologna in un seminario della Cia

bambini agriturismo
L’accoglienza degli anziani e dei disabili, la formazione dei bambini, gli agriasili, ma anche l’inserimento ed il reinserimento di diversi soggetti nel mondo del lavoro. Queste le potenzialità dell’’agricoltura sociale, argomento trattato nel corso di un seminario “L’agricoltura sociale una opportunità per l’impresa e per il territorio”, iniziativa promossa a Bologna da Cia Emilia Romagna e Turismo Verde, l’associazione agrituristica della Cia. Una opportunità, l’agricoltura sociale “ma che soprattutto è opportuna”, è stato detto ad inizio della giornata. Questo settore si colloca all’interno della multifunzionalità agricola, ovvero la capacità del settore primario di produrre non solo beni, ma anche servizi per la collettività. “Una occasione che si offre al settore pubblico per una migliore organizzazione della spesa pubblica, per coprire con adeguati servizi le zone rurali, per riportare in un ambiente caratterizzato dai valori del mondo agricolo i bambini e i soggetti deboli della società”, ha detto il presidente della Cia Emilia Romagna, Antonio Dosi. Ad illustrare la proposta di legge sull’agricoltura sociale l’on. Massimo Fiorio, vice presidente Commissione Agricoltura della Camera, che ne ha sintetizzato contenuti e finalità. “Il settore si sta diffondendo in maniera maggiore in Italia ed in molti Paesi europei – ha detto l’on. Fiorio – e rappresenta la voglia di inclusione di soggetti a rischio di marginalità e alla domanda di servizi e coesione delle popolazioni delle aree rurali ed urbane”. Fiorio ha spiegato che la legge nasce dalla esigenza di far crescere diversi progetti ed esperienze già in atto a livello nazionale. Il testo riconosce giuridicamente la valenza sociale di determinate attività agricole, disciplinando i requisiti per gli operatori e per le strutture, istituendo inoltre presso i ministeri competenti un osservatorio nazionale sul settore. “La proposta di legge – ha concluso Fiorio – permette poi agli operatori dell’agricoltura sociale di costituire Organizzazioni di produttori riconosciute”.
“Sono circa un migliaio a livello nazionale le aziende che operano in questo settore – ha detto Giuseppe Gandin, presidente di Turismo Verde nazionale – ma il nostro obiettivo non è quello di trasformare le imprese in ‘ospedali’, ma in strutture di accoglienza capaci di dare servizi, mantenendo le caratteristiche dell’azienda agricola”. Tiberio Rabboni, assessore regionale all’Agricoltura, ha illustrato le opportunità economiche messe a disposizione dalla Regione agli agricoltori interessati a percorrere questa attività multifunzionale dell’impresa agricola, “anche se – ha detto – il soggetto che svolge agricoltura sociale deve essere prima di tutto un imprenditore agricolo”.
“Dobbiamo risolvere il quadro normativo e soprattutto dobbiamo favorire gli spazi per svolgere questa attività – ha concluso il vice presidente nazionale Cia, Secondo Scanavino – anche attingendo professionalità esterne, perché l’impresa agricola deve comunque mantenere le attività produttive che gli sono propri”.

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