Agrinsieme ER, chiuse 1.900 aziende nell’ultimo anno

agricoltura generica2Salutato Babbo Natale, gli agricoltori si apprestano ad archiviare l’orribile 2014 e a disegnare le linee guida del nuovo anno. Con un’incognita di nome Russia destinata ad influire in maniera sempre più decisiva sull’agricoltura dell’Emilia Romagna.
“Chiuse 1.900 aziende agricole nell’ultimo anno. Dalla zootecnia alla frutticoltura finanche alla barbabietola, bisogna convergere su strategie di valorizzazione degli areali produttivi; governare l’offerta giocando un ruolo importante nella programmazione, organizzazione e commercializzazione; operare su modalità di differenziazione e innovazione del prodotto e andare verso una maggiore aggregazione del sistema”. E’ questa, in sintesi, la road map per il 2015 indirizzata alla nuova giunta regionale da Agrinsieme Emilia Romagna. Il raggruppamento che riunisce Confagricoltura, Cia, Fedagri-Confcooperative, Agci-Agrital e Legacoop Agroalimentare e conta in regione oltre 40mila imprese associate, fa il punto e chiude l’annata agraria soffermandosi su alcuni settori strategici dell’agroalimentare emiliano romagnolo:

Pomodoro da industria: Netto incremento della produzione regionale del pomodoro da industria (+26 per cento rispetto all’anno precedente) su una superficie coltivata di 24.533 ettari complessivi, tuttavia la campagna 2014 si è chiusa con un andamento stagionale altalenante che ha portato una parte del distretto ad avere basse produzioni e prezzi ancora troppo volatili. “Un’annata condizionata da maltempo e problematiche fitosanitarie e flagellata dal calo delle rese e dall’applicazione dei parametri qualitativi” – commenta Guglielmo Garagnani, presidente regionale di Confagricoltura e coordinatore di Agrinsieme Emilia Romagna. Risultato: resa media per ettaro inferiore alla media triennale 2011-2013 (65,07 t/ha rispetto a 69,19 t/ha) e drastica riduzione degli introiti delle imprese agricole pari al 20%. “La trattativa con l’industria per il 2015 – incalza Garagnani – dovrà pertanto mettere al centro la scaletta dei parametri qualitativi per permettere all’agricoltore di avere un prezzo del prodotto più stabile”.

Barbabietola da zucchero: La fase estiva della campagna bieticolo-saccarifera è stata caratterizzata da incessanti precipitazioni e da temperature al di sotto della media stagionale. Tali condizioni hanno indotto livelli polarimetrici medio bassi, accompagnati da buone performance in relazione alla resa in radici. Complessivamente, sono stati registrati in Emilia Romagna ottimi livelli produttivi: oltre 10 t/ha su una superficie coltivata di 27mila ettari. “Le frequenti piogge durante le fasi di raccolta e di conferimento del prodotto hanno purtroppo indotto rallentamenti nei programmi di consegna ed una conseguente maggiorazione dei costi per le aziende agricole. Nonostante queste criticità e avversità, il risultato è eccezionale: la barbabietola si dimostra una coltura insostituibile in Emilia Romagna e lo è ancora di più alla luce delle norme sul greening previste dalla nuova Politica Agricola Comunitaria che richiedono l’avvicendamento colturale” – precisa il coordinatore di Agrinsieme Emilia Romagna, Garagnani.

Frutticoltura e Vino: Raccolta frutticola in crescita (pesche, +3,6%; nettarine, + 21,7%; albicocche, +54,7%) rispetto ad un’annata 2013 assai scarsa ma prezzi pagati agli agricoltori di gran lunga inferiori ai costi di produzione (le pesche hanno toccato 16 centesimi al chilo; le pere, 20 centesimi).
Produzione in caduta libera, invece, per i vini bianchi e rossi con indici negativi soprattutto in Romagna: il 2014 ha segnato una flessione complessiva del 6 per cento rispetto all’anno precedente. Sul fronte dei prezzi, si è evidenziato un drastico calo delle quotazioni, ben oltre il 10 per cento, con i vini di fascia medio bassa che hanno mostrato maggiori segni di sofferenza. Ad incidere sul trend negativo dell’annata vitivinicola anche l’aumento dei costi di produzione dovuto al protrarsi dell’estate “pazza” che ha richiesto interventi sanitari e agronomici extra.
“Nel 2015 la produzione frutticola e vitivinicola dovrà concentrarsi – afferma Carlo Piccinini, presidente di Fedagri-Confcooperative Emilia Romagna – sulla valorizzazione dei prodotti e su una commercializzazione più strutturata capace di competere con gli altri paesi del bacino del Mediterraneo. Tra i nodi chiave, la distribuzione, i rapporti con la GDO e la promozione dell’export: nel settore ortofrutticolo in particolare, la fase di lavorazione e trasformazione è troppo onerosa se paragonata a quella della Spagna, causa l’alto costo del lavoro e dell’energia; servono inoltre misure concrete e coordinate come l’assicurazione del credito all’esportazione. Con una variabile da non sottovalutare: il crollo dell’export verso la Russia ha innescato effetti immediati e drammatici sull’agricoltura regionale e la crisi del rublo che si sta profilando – conclude Piccinini – renderà sempre più difficile il commercio con quell’area”.

Zootecnia: L’intero aggregato zootecnico in Emilia Romagna ha ceduto in un anno il 7,4%: un risultato che ha comportato una flessione del 5,7% dei prezzi del bestiame vivo e le riduzioni del 9,2% dei prodotti lattiero caseari, oltre che dell’8% delle uova. I costi di allevamento hanno consentito di ridurre in parte le perdite soprattutto grazie alla flessione dei prezzi dei mangimi. Per quanto riguarda il comparto del latte ed i suoi derivati, prosegue la crisi di mercato con un calo delle quotazioni all’origine: -3,7% su base congiunturale e -0,7% su base tendenziale, principalmente a causa della debolezza persistente delle quotazioni del Parmigiano Reggiano pari ad un 15,8% in meno rispetto all’anno precedente. “Nel 2014 c’è stato solo un lieve incremento della produzione di forme (+0,7%), ma occorre – dichiara Antonio Dosi, presidente Cia Emilia Romagna – riequilibrare l’offerta di formaggio sul mercato attuando con velocità e rigore il trasferimento di latte ad altre destinazioni e puntando a recuperare l’insufficiente valorizzazione del prodotto oggetto di importanti flussi di esportazione”.
Il settore suinicolo si sta disallineando dalle dinamiche dell’industria di trasformazione. Ciò penalizza la produzione agricola a livello dei prezzi dei suini da macellazione rispetto al 2013 (- 11,8%) ed in termini di produzione nazionale. “Occorre ricreare – continua Dosi – l’interesse della filiera ad uno sviluppo omogeneo della stessa, mantenendo le relazioni con gli altri mercati di importazione di prodotti integrativi e ricercando mercati esteri per la valorizzazione delle carni e dei trasformati realizzati secondo i percorsi di qualità tipici della tradizione suinicola regionale”. Il settore avicunicolo, quello con il maggior grado di integrazione produttiva e con il più alto tasso di autoapprovvigionamento, risente delle dinamiche dei consumi e del peso della distribuzione organizzata con cali significativi delle quotazioni di mercato (polli -10,1%; tacchini – 2,8%; uova -6,6%; conigli -20,3% rispetto all’anno precedente). Si reputa pertanto indispensabile mettere a valore l’attuale dimensione di filiera per costruire condizioni di maggiore stabilità dei redditi integrando gli attuali sbocchi interni con azioni mirate sui mercati esteri, al fine di mantenere vivaci le quotazioni nazionali trasferendo offerte eccedenti di prodotto. Persiste, infine, l’esigenza di ridare redditività all’allevamento bovino a fronte della perdita di valore del mercato per i capi nati all’estero ed allevati in Italia, caratterizzato da un calo delle macellazioni (-5,6% nei primi nove mesi del 2014), un calo medio delle quotazioni all’origine del 3% su base annua con punte molto negative per le vacche (-10%) e i vitelli (-7%). Tra gli obiettivi: rafforzare le due maggiori industrie di macellazione di carne bovina su territorio regionale e le loro filiere di trasformazione e commercializzazione, al fine di ricreare condizioni di convenienza per l’allevamento bovino da carne.
Sul trend dei consumi, “la vendita delle carni bovine in Emilia Romagna – osserva Giovanni Luppi, presidente del Distretto Nord Italia Legacoop Agroalimentare – ha subito nel 2014 una flessione del 2-3% dovuta soprattutto al consolidarsi di una dieta alimentare alternativa. Si confermano invece segnali di stabilità nei consumi di salumi e insaccati, dove soccombe però il comparto più tradizionale a vantaggio di prodotti innovativi poveri di grassi”.

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