Agriturismo, in E-R è polemica sulle regole per i pasti. Confagri, manca cinghiale


Stop al tetto dei pasti negli agriturismi, ma ancora niente cinghiali in tavola che non provengano dal territorio dell’azienda agricola: Confagricoltura e Agriturist dell’Emilia-Romagna accolgono con soddisfazione, dopo 18 mesi di insistenti richieste e sollecitazioni, le modifiche della Giunta regionale alla circolare applicativa della legge sull’agriturismo 4/09, ma segnalano che manca ancora “la valorizzazione delle carni di ungulato”. La circolare annulla infatti l’obbligo, per le aziende agrituristiche con ristorazione, di calcolare il volume massimo mensile sul dodicesimo del numero di pasti annuali autorizzato. Un obbligo da sempre contestato, che “non teneva conto della specificità delle produzioni agricole che sono concentrate nei mesi tardo primaverili-estivi e del flusso turistico che privilegia i mesi estivi rispetto ai mesi invernali”. Per Confagricoltura è però un’occasione persa non aver inserito la possibilità di “considerare una parte delle carni di ungulati, acquistate presso i centri di lavorazione riconosciuti dalla Regione, come prodotti aziendali e capaci quindi di contribuire al raggiungimento della percentuale di materie prime fissate per legge”. Questo avrebbe favorito gli agriturismi delle aree più svantaggiate, in collina e in montagna, “nel raggiungimento della percentuale del 25% di materia prima aziendale fissate per legge”, e avrebbe valorizzato “le carni certificate degli ungulati abbattuti nel nostro Appennino all’interno di un circuito, reso molto trasparente dalla documentazione rilasciata dai centri di lavorazione; le carni di importazione e di dubbia qualità non troverebbero spazio nei menù agrituristici”. (ANSA).

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