Agroalimentare: l’Emilia-Romagna punta sull’export

Foto 1In Emilia-Romagna il biologico vola: nei primi cinque mesi 2016 le imprese sono aumentate del 14,6%, raggiungendo quota 4.772, e anche l’export agroalimentare mette a segno numeri record, toccando nel 2015 la cifra di 5,8 miliardi. Eppure, le prospettive di crescita non mancano.
Nel giorno inaugurale di Sana, il salone internazionale del bio che ha aperto i battenti oggi a Bologna, la Regione fa il punto sui risultati raggiunti e chiama a raccolta le aziende del  settore, con un incontro dal titolo “L’agroalimentare dell’Emilia-Romagna tra barriere commerciali, Brexit e accordi internazionali”. Il terzo di un ciclo di appuntamenti promossi dall’assessorato all’Agricoltura proprio per aiutare le piccole e medie imprese ad affacciarsi ai mercati esteri, cogliendo le opportunità e gli strumenti disponibili che spesso, complici le dimensioni ridotte delle aziende e le difficoltà di aggregazione, non vengono sfruttati.

“Nel 2015 l’export agroalimentare della nostra regione ha messo a segno un +6,2%, ma possiamo fare ancora meglio- ha sottolineato l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli-. Con questi incontri offriamo alle imprese consigli e strumenti concreti per guardare con fiducia oltre i confini nazionali, dove ci sono maggiori opportunità di crescita. Siamo la regione che detiene in Europa il più alto numero di prodotti Dop e Igp, ben 43, e le nostre eccellenze agroalimentari sono famose nel mondo. Ma esistono potenzialità competitive ancora inespresse. Anche per questo- ha annunciato Caselli- grazie alla collaborazione con il Governo, in novembre saremo negli Usa con varie iniziative promozionali in occasione della prima settimana della cucina italiana nel mondo”.  

Tra gli strumenti concreti che la Regione mette a disposizione, c’è poi quello dei bandi. C’è tempo fino al 30 settembre per presentare domanda per Go Global, rivolto proprio alle piccole e medie imprese non esportatrici, anche del comparto agroalimentare. A disposizione, grazie alle risorse Por-Fesr,  ci sono 17,5 milioni per il 2016 e circa 12 milioni all’anno fino al 2020. Costruito su 10 Paesi focus (Sud Africa, Angola, Mozambico, Usa, Canada, Cina, Iran, Kazakhstan, Perù e Colombia), mira a sostenere progetti di promozione su mercati extraeuropei.
Se da un lato internazionalizzazione e aggregazione sono le strade per far crescere l’export, dall’altro rimangono le difficoltà legate alle barriere fitosanitarie e commerciali, determinanti quando si fa riferimento ai mercati extra Ue.  
In questo contesto sempre maggiore rilevanza assumono le Reti formate dalle regioni europee, che possono far fronte comune in sede decisionale. L’Emilia-Romagna ne guida due: l’Areflh, l’associazione che riunisce 25 regioni produttrici di frutta e ortaggi, di cui è presidente l’assessore all’Agricoltura Simona Caselli, e Vanguard Initiative, che raggruppa 30 regioni per promuovere progetti pilota nei settori delle tecnologie avanzate, guidata dall’assessore al Coordinamento delle politiche europee, Patrizio Bianchi.

“Fare rete e promuovere iniziative comuni è fondamentale per rafforzare la capacità competitiva dell’Emilia-Romagna e dell’Europa- hanno ricordato i due assessori-. Siamo in prima linea per portare la voce di istituzioni e operatori dove si assumono le decisioni”.
A partire dai negoziati condotti dall’Unione europea, tra cui da quello con gli Usa, di cui è relatore permanente l’europarlamentare Paolo De Castro. “Parliamo di un mercato dalle potenzialità straordinarie, che nutre un amore sconfinato per l’agroalimentare italiano. L’accordo- ha sottolineato- sarà anche uno strumento per contrastare il fenomeno dell’Italian sounding. Perché se vogliamo accrescere il livello di tutela dei nostri prodotti fuori dall’Ue, la strada è una sola: quella dei negoziati internazionali”.

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