Agroalimentare veneto, 2015 sull’ottovolante

mais“Un’annata agricola di alti e bassi, con alcuni settori in piena salute (vino su tutti) e altri in sofferenza (latte e carne), che vede da una parte diminuire il numero delle aziende attive ma dall’altra aumentare il numero degli addetti, in particolare di quelli dipendenti”. E’ questa la fotografia scattata stamattina al settore primario veneto dall’Assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Pan, commentando i primi dati sul settore agroalimentare veneto 2015, forniti da Veneto Agricoltura, in occasione del tradizionale appuntamento di gennaio, a Legnaro (Pd).
“Un comparto – ha sottolineato Pan – che vale ben 5,7 miliardi di euro e che si presenta in costante trasformazione, grazie anche al concreto supporto fornito dal Programma di Sviluppo Rurale (PSR) regionale. Basta ricordare che saranno 1,2 i miliardi messi a disposizione dal PSR 2014-2020. Un supporto finanziario strategico, che offre importanti opportunità di rinnovamento alle aziende agricole e di ricambio generazionale attraverso l’aiuto al primo insediamento dei giovani (dai 18 ai 40 anni), che ora possono contare anche su finanziamenti a fondo perduto (ben 40.000 €) e/o a tassi agevolati, in accordo con la Banca Europea per gli Investimenti. Senza tralasciare il supporto al sistema di qualità dei nostri prodotti, all’ambiente, alla diversificazione delle attività agricole, ecc.”. Ma Pan, sollecitato dai giornalisti ha anche affrontato il tema della siccità (-20% di precipitazioni nel 2015), per la quale si prevede di avviare iniziative ad hoc.
 
L’Outlook 2015 di Veneto Agricoltura – illustrato da Alessandro Censori – inizia con un’analisi dell’andamento climatico che, ricordiamo, la NASA ha recentemente definito l’anno più caldo di sempre. Anche per la nostra regione, lo scorso anno è risultato complessivamente più caldo e meno piovoso rispetto alla norma. Le anomalie termiche più significative hanno caratterizzato la stagione invernale, estiva e autunnale, mentre le precipitazioni hanno registrato quantitativi prossimi alla media solo in alcuni mesi della prima parte dell’anno, per il resto è prevalsa una situazione deficitaria soprattutto in estate e in autunno.
Con questa premessa, il dato più importante riguarda il valore complessivo della produzione lorda agricola veneta, che nel 2015 è da stimarsi in 5,7 miliardi di euro, sostanzialmente in linea (-1%) rispetto all’anno precedente; un risultato sul quale hanno inciso, negativamente, il calo di produzione (causa meteo) e di prezzo (mercati) delle principali colture erbacee, assieme alla flessione del settore zootecnico, dovuta in particolare al ribasso delle quotazioni del latte; ottima la performance dei prodotti vitivinicoli, con incremento di produzione e prezzo.
Prosegue il calo del numero di imprese agricole iscritte alle Camere di Commercio del Veneto, sceso nei primi nove mesi del 2015 a 65.192 unità, -1,8% rispetto allo stesso periodo del 2014. Il numero di imprese dell’industria alimentare è invece salito a 3.714 unità attive (+1,4%). Lieve aumento per gli occupati in agricoltura, che nei primi tre trimestri del 2015 si attestano su una media di 61.224 unità (+2%), come risultante del calo dei lavoratori indipendenti (-9,5%) e la notevole crescita di quelli dipendenti (+23%).
Bene il commercio con l’estero: il deficit della bilancia commerciale veneta dei prodotti agroalimentari relativa al terzo trimestre 2015 risulta dimezzato (-52,5%) rispetto allo stesso periodo del 2014, scendendo a circa 400 milioni/euro a causa del lieve incremento delle importazioni, che si attestano sui 4,7 miliardi di euro (+1%), e della notevole crescita delle esportazioni (+12,8%), salite a 4,3 miliardi/euro, un livello record mai raggiunto nel periodo gennaio-settembre.
Vediamo le performance delle varie colture agricole.
Le alte temperature e la scarsa piovosità del periodo estivo 2015 hanno penalizzato soprattutto mais e soia, le principali colture del Veneto per estensione (rispettivamente 209.000 e 134.000 ettari), che hanno subìto diminuzioni di resa intorno al -20% e conseguente flessione produttiva; non dissimile il calo di resa della barbabietola da zucchero.
L’annata è stata invece moderatamente favorevole per riso, tabacco e per i cereali autunno-vernini come frumento tenero, frumento duro (che ha triplicato la superficie coltivata) e orzo. Ma la globalizzazione delle commodity ha causato una certa pesantezza dei mercati anche dove si è verificata una contrazione produttiva, con quotazioni mediamente di segno negativo.
Le colture orticole hanno fornito risultati diversi a seconda della stagionalità: si è osservato un aumento di resa per patata (+10%) e radicchio (+21%), e un calo per lattuga (-19%) e fragola (-1%). La superficie complessivamente investita a patate e ortaggi è aumentata del 2,5% rispetto al 2014, quale risultante dell’aumento delle coltivazioni in piena aria (+4%) e in serra (+7%) e del contestuale calo delle piante da tubero (-12%).
La frutticoltura, in particolare quella estiva, sembra non essere ancora uscita dalla crisi che ha contraddistinto le ultime annate e che ha causato un significativo ridimensionamento di tali colture. Rispetto al 2014 la produzione è risultata in lieve crescita per actinidia (+4%), pero (+2%) e melo (+1,4%), in calo pesco (-3,6%) e ciliegio (-27%). Ancora note dolenti dal punto di vista commerciale (prezzi) per le pesche (-38%) e le mele (-15%). Da segnalare il ritorno a livelli normali della produzione olivicola (+37,5%) dopo il disastroso raccolto 2014.
La vitivinicoltura ha beneficiato di una vendemmia molto positiva sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Rispetto all’anno precedente, infatti, la produzione di uva è stimata in aumento di circa il +20%, mentre quella di vino dovrebbe raggiungere i 9,7 milioni di ettolitri (+18%). Anche i prezzi di uve e vini risultano generalmente in aumento, sospinti dall’andamento crescente delle esportazioni (+10,3% in valore nei primi 9 mesi del 2015).
In difficoltà il settore zootecnico. Il prezzo del latte è calato su base annua di oltre il -10%, mentre la produzione è risultata sostanzialmente stabile. La carne bovina ha subìto la pesantezza dei mercati al consumo, registrando quotazioni in leggero ribasso e un’analoga contrazione produttiva. Il comparto suinicolo ha dimostrato un incremento della produzione (+10%) al quale è corrisposto un calo dei prezzi del -7% e il medesimo andamento, ma in misura meno accentuata, è stato osservato per la carne avicola. Tuttavia, la riduzione dei costi per l’acquisto di mangimi e prodotti energetici ha parzialmente preservato la redditività degli allevamenti da carne.
Pesca: ancora in calo la flotta peschereccia veneta (-5,4%), ma i quantitativi prodotti nei primi 6 mesi 2015 dalla pesca marittima sono in aumento del +13%.

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