Agroalimentare veneto in flessione

tavola tipicaLe tradizionali proiezioni di Veneto Agricoltura di inizio anno mostrano che anche l’agroalimentare ha pagato un pesante prezzo alla recessione globale. Quasi 4,5 miliardi di Euro, l’agricoltura veneta ha fatto meglio di altri comparti e regioni, anche se flette del 7,5%. In negativo i prezzi. Benino la produzione. Male i cereali, a parte il riso. Bene il radicchio. Il vino si difende. Il latte e la carne ancora al buio; luce per le colture energetiche. Bilancia commerciale agroalimentare regionale, si riduce il deficit. Pizzolato guarda però avanti con fiducia. Il ruolo di Veneto Agricoltura.
Annus terribilis il 2009? Nel complesso l’impatto della recessione sull’economia veneta è stato minore che nel resto d’Italia. Lo ha sostenuto Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura sulla base delle proiezioni che i tecnici degli Studi Economici dell’Azienda regionale hanno, con grande tempestività, elaborato in questi giorni per fornire al mondo agricolo ed agroalimentare veneto un utile “outlook” sull’andamento dell’anno passato.
Le prime stime per l’anno 2009 parlano di un calo del PIL regionale del -4,4%, leggermente migliore sia delle stime a livello nazionale, che danno il PIL italiano tra -4,6 e -4,5%, sia nei confronti del PIL delle regioni limitrofe: Lombardia, Trentino Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Emilia-Romagna.
La recessione in Veneto ha colpito duro in particolare nel settore industriale e manifatturiero con un forte calo delle esportazioni (-15,8%) e degli investimenti (-12,1%), mentre più contenuta è stata la flessione dei consumi (-1,6%).
In questo quadro il settore delle produzioni alimentari ha invece retto meglio la crisi: i fatturati sono stati positivi, seppur in calo, nella prima metà dell’anno per poi flettere leggermente nel terzo trimestre (-1,5%). Si prevede, comunque, che il fatturato complessivo del settore alimentare veneto del 2009 sarà positivo.
Per il 2010 ci si attende un anno decisamente migliore di quello appena trascorso. Stime della Banca d’Italia danno un incremento del PIL italiano, per il 2010, di oltre l’1%.
Pizzolato ha voluto comunque guardare anche dentro al problema. Da una recente indagine svolta da Veneto Agricoltura tra gli imprenditori agricoli veneti le tre questioni più sentite sono:
– la sempre maggiore difficoltà nel realizzare un utile dalla propria attività e ciò soprattutto a causa dell’aumento del divario tra costi e ricavi
– il sentirsi la parte debole e poco considerata della filiera agroalimentare e ciò per lo scarso potere contrattuale
– il peso della “burocrazia” che l’agricoltore vive come una vera e propria ingiustizia e un freno alla sua attività.
Veneto Agricoltura, ha proseguito l’Amministratore Unico dell’Azienda regionale, per essere al fianco degli imprenditori agricoli veneti, si è data nuovi indirizzi strategici riorientando la sua attività. Quali? Aumentare la propensione all’innovazione delle imprese agricole e agroalimentari venete e sostenere la loro capacità competitiva;
promuovere la produzione e l’uso di energia da fonti rinnovabili e favorire il risparmio energetico; valorizzare il patrimonio agricolo e forestale regionale come aree pilota di sviluppo sostenibile; salvaguardare la biodiversità agraria e naturale sia come valore in sé sia come strumento di tutela del territorio e delle produzioni tipiche; favorire la gestione sostenibile delle risorse naturali. Tutto ciò, ha concluso Pizzolato, sarà al centro dell’attività operativa di Veneto Agricoltura quest’anno, e non solo.
ECCO LA SINTESI DELL’OUTLOOK PRODOTTO DA VENETO AGRICOLTURA.
Com’è andata l’annata agricola e agroalimentare veneta? Anzi, riformuliamo la domanda: come si è comportato questo fondamentale settore di fronte alle turbolenze che hanno sconvolto l’economia mondiale? Diciamo subito che le prime proiezioni degli esperti di Veneto Agricoltura indicano che anche l’agroalimentare veneto ha risentito della crisi economica internazionale in atto, anche se i dati dimostrano una sua flessione meno evidente rispetto ad altri settori dell’economia regionale.
Si stima che la caduta del PIL veneto nel 2009 sia stata pari al 4,4%, con una brusca frenata della produzione industriale (-15,5%) e in misura minore del commercio (-4,5%). Mentre il valore della produzione lorda agricola del Veneto conseguita nel 2009 è stato pari a 4.375 milioni di euro, con una flessione di circa il 7,5% rispetto al 2008; in gran parte dovuto alla diminuzione dei prezzi dei prodotti agricoli, che ha interessato molte colture e allevamenti. Infatti la variazione calcolata a prezzi costanti, cioè dovuta solamente alla quantità prodotta e non alle quotazioni di mercato, è molto più esigua (-1,4%).
L’Outlook di Veneto Agricoltura sul 2009 (ricordiamo che si tratta delle prime stime, i dati definitivi verranno diramati nel prossimo giugno), appuntamento ormai tradizionale, indica che continua il calo, in atto da alcuni anni, delle imprese agricole venete, scese a 79.000 unità (-3,8%), mentre gli occupati in agricoltura subiscono una contrazione (60.900 unità, -0,3%), proporzionalmente inferiore però rispetto al calo degli occupati totali (-2,2%).
Da segnalare che nel terzo trimestre del 2009 il deficit della bilancia commerciale agroalimentare regionale si è ridotto del 30% rispetto allo stesso periodo del 2008, a causa di un calo delle importazioni (-11,4%) proporzionalmente maggiore a quello delle esportazioni (-5,4%).
E’ questa la caratteristica di questo “Report”, ovvero un susseguirsi di dati negativi e positivi. Se infatti guardiamo ai singoli comparti, per i cereali ad esempio il 2009 è stato proprio difficile, con un dato clamoroso per il notevole ribasso dei prezzi che va dal 30% medio del mais e del frumento tenero (-33%), poco più per l’orzo (-37%) al quasi –44% del frumento duro. Il riso invece sorride, con un 17% di risalita dei prezzi e un 10 per le superfici. Superfici che sono state invece in contrazione per mais (-7%), frumento tenero (-9%), duro(-6%), stabili per l’orzo. Le rese produttive sono state invece mediamente leggermente positive, a parte il mais (-6%).
Soia, barbabietola, tabacco, colza, girasole, cioè le cosiddette colture industriali, in generale non hanno sofferto dei venti freddi della crisi. Veramente le rese per la bietola sono state penalizzate dal clima (-6%) e quindi la produzione non ha raggiunto il milione di t. (936.000, -4%), ma le superfici sono cresciute del 2%. Chi ha seminato soia nel 2009 ha fatto bene: oltre a un notevole aumento produttivo (251.000 t, +43%) dovuto all’incremento sia degli investimenti (67.500 ha, +28%) che della resa (+12%), questa coltura ha beneficiato di una congiuntura favorevole sui mercati internazionali e il suo prezzo medio annuo calcolato in 325 euro/t è salito dell’11% rispetto al 2008. Il tabacco fa male, avrà pensato qualcuno, così le superfici seminate sono scese del 6%; un errore in quanto il prezzo si prevede cresca del 12%. Anche il girasole ha trovato minori estimatori (-1%), mentre è stato boom per l’altra coltura energetica, il colza, +28%.
L’orticoltura si è difesa, con un calo delle superfici soprattutto quelle in serra, tranne che per il radicchio, cresciuto in produzione (+4%) ma soprattutto in prezzo, un roboante +32%.
Per la frutta più scuri che chiari. La mela cresce in produzione (226.000 t, +8% dovuto all’incremento della resa, +6,6%, e della superficie, +1%), ma cala nei prezzi (-16%), come anche actinidia (-30%) e ciliegio (-15%), mentre è stata notte fonda per pesche e nettarine (-42%). Il pero si è difeso, con aumenti sia della produzione (+2,4%) che del prezzo medio (+2%).
E la regina del settore primario, la viticoltura, come si è comportata? L’andamento climatico e fitopatologico sostanzialmente favorevole, soprattutto durante la vendemmia, ha consentito alla viticoltura veneta di ottenere una produzione di uva e di vino rispettivamente pari a 1,1 milioni di tonnellate (+1,5%) e a 8 milioni di ettolitri (+0,6%). Non sono mancate tuttavia le noti dolenti dal punto di vista commerciale, dato che i prezzi delle uve sono calati in media del 17% con punte del 30-40% a seconda della zona e della tipologia. E’ interessante notare come la recente riforma della OCM ha modificato significativamente il riparto delle produzioni venete, con uno spostamento significativo verso i vini DOP, cioè DOC, e varietali a scapito delle produzioni IGP, ovvero IGT (indicazione geografica tipica). In altre parole, anche in forza dell’arrivo della nuova DOC Prosecco, in tempi rapidissimi i produttori veneti hanno immesso sul mercato meno vino IGT e più vino DOC e varietale, tipologia quest’ultima che non richiede il rispetto di particolari disciplinari.
Altro punto dolens delle cronache 2009 è stato il latte. Ebbene, qui Veneto Agricoltura ha osservato un lieve calo della produzione (-2% rispetto al 2008), che è scesa a circa 11 milioni di quintali, consentendo di ridurre le eccedenze di quota; male invece il prezzo, con ribassi pari al 15-18%.
Tutto il comparto zootecnico è dominato dal segno meno: cala la produzione di carne bovina, pilastro produttivo regionale, a 210.0000 tonnellate (-1,5%) e il suo prezzo (-5%). Prezzo in discesa anche per il maiale (-6-7%), ma produzione stabile; cresce invece la produzione avicola (+1,5%), anche se a scapito dei tacchini (-5,8%; polli +3%), e dei prezzi (-2-4%).
Per finire notiamo che i consigli per una dieta a base di pesce funzionano, dato che la pesca marittima veneta segna un bel +7,5%; gli operatori però non gioiscono, le quotazioni hanno visto in ribasso significativo (-4,8%).

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