Agromafie: libro shock racconta la Gomorra del cibo

finto parmigiano
Mozzarelle di bufala alla diossina, concentrato di pomodoro con il Vesuvio in etichetta ma proveniente dalla Cina, olio italiano che italiano non è. Fino ad arrivare ai recenti scandali della carne di cavallo nelle confezioni di pasta fresca, all’ipotesi della carne di cane per la preparazione di alcuni cibi o dei batteri coliformi, solitamente presenti nelle feci, scoperti nelle torte al cioccolato Ikea in Cina. Storie da far cadere la forchetta, da abbandonarla per sempre. Ed è tutto nero su bianco, tutto scritto in Cibo Criminale, il libro di Mara Monti e Luca Ponzi edito dalla Newton&compton che Coldiretti presenta oggi alle 18 nella chiesa di Pietrasanta a Napoli. E’ il ‘Gomorra’ dell’agroalimentare italiano, un’impietosa fotografia delle maxitruffe che muovono un giro d’affari enorme e che, in molti casi, rischiano addirittura di avvelenare le tavole di tante famiglie. L’Italian sounding, ovvero quel valore aggiunto attribuito ai prodotti per il solo fatto di richiamare all’Italia, a livello mondiale ha un giro d’affari che supera i 60 miliardi di euro, ben 164 milioni al giorno. Ma c’è un’anomalia: questa cifra è 2,6 volte superiore al valore delle esportazioni agroalimentari italiane. Ciò significa che per ogni prodotto veramente Made in Italy ce ne sono in commercio almeno tre che di italiano hanno solo il nome. A questo poi si aggiunge il giro d’affari dell’agromafia stimato in 12,5 miliardi di euro all’anno con guadagni che incidono su tutta la filiera, dalla produzione alla commercializzazione finale. “Bisogna tutelare da atteggiamenti folli e dalla competizione sleale tutte le imprese che stanno nel gioco in maniera onesta – dicono il presidente e il direttore di Coldiretti Campania, Gennarino Masiello e Prisco Lucio Sorbo – Scegliendo un prodotto garantito italiano, sappiamo che oltre ad aiutare la nostra filiera agroalimentare, acquistiamo un alimento garantito, coltivato in un certo modo e che risponde a degli standard qualitativi molto rigidi. Il consumatore non deve lasciarsi ingannare da indicazioni forvianti e deve fidarsi solo del vero marchio italiano per portare sulla propria tavola un prodotto di qualità, salutare e che racconta una storia e una tradizione antica del suo territorio”. (ANSA).

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