Agropirateria: sgominato traffico pomodorini siciliani taroccati


Operazione contro il ‘traffico’ di pomodorino taroccato. Le Fiamme gialle di Ragusa, coordinate dal procuratore Carmelo Petralia, hanno scoperto una gigantesca operazione di contraffazione di pomodorini provenienti dalla Tunisia e spacciati per prodotto siciliano. E’ stato accertato che piu’ di 22 tonnellate di pomodori provenienti dalla Tunisia sono stati venduti nel corso nel 2009 a ditte di tutta Italia, anche della grande distribuzione. L’avvio delle indagini e’ scaturito in prima battuta da controlli di polizia valutaria volti ad approfondire un flusso sospetto di denaro contante, veicolato attraverso il circuito dei money transfer, da persone fisiche residenti a Vittoria ad altre residenti invece in Tunisia, apparentemente senza alcuna sottostante motivazione economica. I finanzieri hanno accertato che, non avendo alcun titolo ad effettuare operazioni economiche, risultavano pero’ essere dipendenti di una ditta operante a Vittoria nel settore agroalimentare e quindi effettuavano cospicue transazioni in nome e per conto dell’azienda per cui lavoravano. Tali flussi di denaro verso la Tunisia, al di fuori degli ordinari canali utilizzati per operazioni commerciali ordinarie, ha determinato un approfondimento maggiore dei controlli nei confronti di due ditte vittoriesi. Ad insospettire i finanzieri, inoltre, sono stati i numerosi ed ingiustificabili passaggi che doveva affrontare il prodotto importato dalla Tunisia, prima di giungere al consumatore finale. Le lunghe indagini condotte dalle Fiamme Gialle, per ricostruire la tracciabilita’ del prodotto, hanno portato a scoprire che ad un certo punto l’origine dello stesso variava misteriosamente. Una prima ditta vittoriese, che ha solidi rapporti commerciali con la Tunisia, dato che il suo rappresentante legale e’ anche socio di una azienda con sede in Tunisia, importava il prodotto e lo rivendeva regolarmente ad una altra ditta, sempre vittoriese; ad insospettire ulteriormente le Fiamme Gialle, nel controllo di questa strana operazione commerciale tra due ditte vittoriesi, vi era anche il fatto che le due imprese avessero la propria sede una di fronte all’altra e i rispettivi rappresentanti legali fossero legati da vincoli di parentela. A questo punto, la seconda ditta operava materialmente la truffa, in alcuni casi emettendo fattura nei confronti delle ignare imprese acquirenti con dicitura “merce di origine Italia (Sicilia)”. (AGI)

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