Ai Castelli Romani agricoltura in crisi

L’agricoltura, settore primario per eccellenza, è stato per decenni l’attività principe del comparto economico dei Castelli Romani, grazie alla grande fertilità del suolo di origine vulcanica. Dopo il secondo conflitto mondiale e l’avvento dell’industrializzazione qualcosa è cambiato e il decremento agricolo ha cominciato la sua gestazione. La crisi di settore, già latente negli scorsi anni, si sta mostrando con tutto il suo vigore in questo decennio: colpevoli primari sono la speculazione edilizia, che divora ettari di terra a discapito delle coltivazioni e la recente crisi finanziaria, che ha svuotato le tasche delle famiglie, aumentando i prezzi dei prodotti e buttando giù gli investimenti. Sulla difficile realtà Castellinews.it ha intervistato l’Assessore alle politiche agricole della Provincia di Roma, Aurelio Lo Fazio:
Assessore, in via generale come sta il comparto agricolo dei Castelli Romani?
Il comparto agricolo dei Castelli Romani, come del resto quello dell’intero territorio nazionale, vive un momento di forte crisi che necessita di un impegno deciso. Dobbiamo continuare con ancor maggior forza la nostra azione, rivolta a far crescere la consapevolezza del valore del nostro territorio e dei nostri prodotti, affinché siano promossi in ambito nazionale e internazionale. I prodotti del nostro territorio, anche quelli dei Castelli Romani, sono garanzia di qualità, biodiversità ed eccellenza, la cui promozione deve essere un’azione di contrasto alla crisi. Tutti gli enti pubblici devono investire in promozione e a favore della multifunzionalità dell’azienda agricola, mentre i consumatori devono essere messi nella condizione di riconoscere il prodotto nostrano, di sceglierlo ed eventualmente di poterlo consumare in comodità nel posto di produzione, tutto ciò nel loro interesse.
Quali sono i settori in crisi e quelli più virtuosi tra le città castellane?
Ribadisco, la crisi che ha investito il nostro Paese, coinvolge in modo trasversale tutti i settori dell’economia. Quello attuale è forse il momento più difficile che non consente di individuare virtuosità, che certamente ci sono, ma risultano soffocate dalla forte penalizzazione recessiva per troppo tempo negata dai nostri governanti. Tra le città castellane possono essere richiamate Marino (Gotto d’Oro) e Velletri (Co. Pro. Vi.), che con le due cantine sociali di maggiore spessore danno segni evidenti di tenuta del mercato in ragione dell’ottimale rapporto qualità-prezzo del prodotto offerto; oltre tali realtà associative spiccano inoltre aziende vitivinicole di assoluta qualità conosciute nel mondo e robuste anche nell’attuale crisi. E’ infine necessario menzionare Ariccia, che con la produzione della porchetta ha acquisito la prima dop per questo prodotto riconosciuta a livello nazionale.
Tra le virtuosità, come non citare il “Frascati Doc”.
Significativo è il riconoscimento giunto con la massima certificazione di qualità per il vino simbolo di Roma e dei Castelli Romani. Il Frascati Superiore e il Cannellino hanno avuto il riconoscimento Docg (Denominazione Controllata Certificata e Garantita ndr) dal Comitato Nazionale Tutela Vini presso il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, che ha approvato le richieste formulate dal Consorzio Tutela Denominazione Frascati. E’ il giusto riconoscimento per l’impegno, gli sforzi e la passione profusi nel tempo dai produttori che quotidianamente contribuiscono all’affermazione di questo straordinario prodotto. Per quanto riguarda la promozione del Frascati l’iniziativa organizzata lo scorso novembre dall’Unicoop Tirreno e dal Consorzio Tutela Denominazione Frascati, in collaborazione con la Provincia di Roma e il Comune di Frascati, all’interno di alcuni punti vendita Coop del territorio provinciale con degustazioni guidate di vino Frascati, ha avuto l’importante obiettivo di valorizzare e promuovere il vino di eccellenza regionale e nazionale, il territorio di produzione e l’economia locale all’interno della grande distribuzione. Ed è stato un grande successo.
Quanto si è fatta sentire la crisi finanziaria?
La crisi ha fatto sentire i suoi effetti anche sulle aziende agricole in particolare con l’aumento del costo dei carburanti. Tuttavia nonostante le difficoltà, mi piace trasmettere un messaggio ottimista: questa grave crisi potrebbe anche essere un’opportunità di rilancio per la nostra agricoltura. In particolare con la riscoperta dei prodotti del nostro territorio cosiddetti a chilometri zero i consumatori possono avere la possibilità di acquistare frutta e verdura coltivati nella nostra provincia. Questo della filiera corta è un segmento economico che come istituzione siamo impegnati a sostenere con un duplice vantaggio: riduzione dei costi per i consumatori e possibilità per i consumatori stessi di avere sulle proprie tavole prodotti a elevata qualità.
La Provincia di Roma che iniziative ha messo in campo?
La Provincia di Roma è sempre stata impegnata fattivamente ponendo in essere azioni promozionali finalizzate a un incremento dei consumi di prodotti tipici e di eccellenza del proprio territorio favorendo l’incremento del reddito aziendale in una realtà territoriale sulla quale insistono aziende di piccole e medie dimensioni per lo più a conduzione familiare. Le azioni si concretizzano in eventi locali, nazionali e internazionali che con il sostegno dell’ente provinciale danno la possibilità alle aziende e ai loro prodotti di proporsi al grande pubblico. L’Enoteca Provincia Romana, fortemente voluta dal presidente Zingaretti, in un posto suggestivo di Roma proprio dinanzi alla Colonna Traiana a due passi da Piazza Venezia, va in questa direzione. Uno spazio che nasce per offrire una straordinaria vetrina delle eccellenze del nostro territorio.
Tra le novità comincia a prender piede l’agricoltura biologica: quali le possibilità di espansione?
L’obiettivo è quello di divulgare nel mondo agricolo le tecniche di coltivazione eco-compatibili per quanto riguarda l’agricoltura biologica e biodinamica con attività di informazione alle aziende e informazione ai consumatori sulle caratteristiche qualitative di tali produzioni agricole e sul riconoscimento di questi prodotti attraverso la comprensione delle etichette che li contraddistinguono. Si vuole, inoltre, programmare incontri presso gli istituti tecnici agrari del territorio provinciale per diffondere tali tecniche e le strategie dell’agricoltura biologica e biodinamica coinvolgendo gli studenti e gli insegnanti. Tale comparto è una vera e propria risorsa per l’agricoltura, basti pensare che nello Stato della California (Usa) il 30% dei prodotti agricoli venduti sono biologici.
Allevamento ai Castelli: il settore è in decremento? La crisi del latte si è fatta sentire anche da noi?
Sì, il settore dell’allevamento è in calo, riguardo alla crisi del latte invece non ha prodotto effetti nei Castelli Romani in quanto il territorio non ha produzioni significative a riguardo.

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