Alba lancia Sos tartufo a Bruxelles per caro-Iva

tartufo biancoE’ un Sos forte e chiaro quello arrivato a Bruxelles per salvare il tartufo italiano dal caro-Iva, che crea una concorrenza distorta a livello Ue. A lanciarlo sono il sindaco della città di Alba, Maurizio Marello, il presidente della Fiera internazionale del Tartufo bianco d’Alba, Antonio Degiacomi, il direttore del Centro nazionale Studi sul Tartufo, Mauro Carbone. “Se la situazione non viene risolta da Roma allora passiamo da Bruxelles, stiamo cercando la strada” spiega l’eurodeputato Alberto Cirio (Fi), che accompagna la delegazione e studia le possibili armi: la commissione Petizioni all’Europarlamento e il piano di Bruxelles di armonizzare il più possibile le aliquote Iva sugli stessi prodotti, un regime obbligatorio dal 2016. Qualcuno non esclude anche l’ipotesi del ricorso alla Corte di giustizia Ue. “Noi ci facciamo portatori di un’esigenza condivisa dall’Associazione delle città del tartufo, circa 50 realtà italiane, insieme a produttori, trasformatori, ristoratori”, spiega Degiacomi. “Per l’Ue così come per i nostri concorrenti, vedi francesi e croati, il tartufo è un prodotto agricolo, sul quale viene imposta un’Iva anche cinque volte inferiore a quella italiana”, spiega Cirio. “Per l’Italia invece – aggiunge l’eurodeputato – non lo è e paga un’Iva del 22%. Inoltre non possiamo fare uso come i concorrenti dei fondi Ue per lo sviluppo rurale, per la tutela dei boschi e delle tartufaie”. “La perversione italiana poi è che non essendo questa Iva detraibile, alla fine è il cliente a pagare un 44% in più”, aggiunge Carbone, secondo cui il risultato è “un’Iva spesso evasa, come dicono le cronache”, in un settore che attira turismo. “Per ogni euro ‘grattato’ sul territorio, il turista ne spende più o meno venti in tutto il resto”, spiega il direttore del Centro nazionale Studi sul Tartufo. (ANSA)

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