Albicocca, falchi e vino nella puntata di Con i piedi per terra

L’origine dell’albicocco è triplice: cinese, centro-asiatica, iranocaucasica, tutte zone dove la specie è diffusa. Al di la’ della terra di origine, di sicuro c’e’ che la presenza dell’albicocco data più di 4000 anni di storia. La sua diffusione nel bacino del mediterraneo fu consolidata successivamente dagli arabi, infatti Albicocco deriva dalla parola araba Al-barquq. E il comprensorio imolese, sia per vocazione che per tradizione, è l’area tipica di coltivazione dell’albicocco: la Valle del Santerno, infatti, rappresenta un decimo dei terreni italiani destinati all’albicocco, vale a dire quasi 1.500 ettari, tanto che si parla di ALBICOCCA VAL SANTERNO d’Imola La coltura, un tempo negli orti imolesi che circondavano la città, venne poi estesa ai terreni collinari. costituendo una delle principali fonti di reddito per le aziende agricole e ha senz’altro contribuito ad arginare l’esodo rurale e il conseguente degrado ambientale.
Le albicocche di “seconda” ,sempre sane e dolci, anzi colte ad un grado zuccherino elevato, vengono poi avviate all’industria di trasformazione, in questo caso gli stabilimenti cooperativi di Conserve Italia, di proprieta’ degli stessi agricoltori, anche se il gruppo con marchi importanti da Yoga a Valfrutta, e’ cresciuto tantissimo diventando leader di settore, anche per l’innovazione. A Barbiano di Lugo arrivano el albicocche direttamente dalla campagna perche’ entro le 24 ore vengono lavorate e trasformate in purea che stoccata in tank asettici puo’ diventare succo di frutta entro l’anno, mantenendo inalterate proprieta’ e caratteristiche.Per questo Conserve Italia, per ciascun prodotto, sceglie le aree più vocate alla produzione, ed è in queste aree che ha collocato i propri stabilimenti per assicurare una rapida lavorazione della materia prima, che in tal modo mantiene tutte le sue naturali caratteristiche. Le Albicocche destinate ai succhi, ai nettari e alle bevande provengono pertanto dall’area del Vesuvio, dal casertano e appunto da tutta la collina della Romagna. Nella puntata anche la spiegazione del complesso mondo dei succi di frutta, nelel diverse categorie Nettari, succhi al 100% , bevande e creme, ma anche un’cchiata a nuove idee per nuovi consumi, dai frullati ai prodotti per l’infanzia, fino alle composte cosi’ popolari in Francia ma che stanno conquistando anche le famiglie italiane.
Poi dalla Tenuta Palazzona di Maggio, uno dei punti più suggestivi delle colline tra Bologna e Imola, tesseremo un filo conduttore tra due arti che uniscono natura e lavoro umano. Da un lato la falconeria che nasce anticamente come forma di caccia e diventa poi uno sport ma in alcuni casi anche un lavoro; dall’altro lato il vino del territorio che grazie alla passione della famiglia Perdisa ha raggiunto in queste terre punte di eccellenza. L’occasione per celebrare questa giornata di festa è la diciannovesima edizione di Cantine Aperte, l’evento che porta le cantine socie del Movimento Turismo del Vino ad aprire le proprie porte favorendo un contatto diretto e amichevole tra produttore e consumatore. Tra un sorso di vino e l’altro entreremo a contatto con il suggestivo mondo dei rapaci: l’aquila svetterà dall’alto del balcone della villa per atterrare direttamente sul pugno del falconiere, i bambini si divertiranno con un simpatico esemplare di falco di nome Maya e farà la sua apparizione anche il grande avvoltoio dell’Himalaya che vanta quasi 3 metri di apertura alare. E non è tutto: ci saranno anche i gufi che proveranno a dimenticare la loro vocazione notturna cimentandosi in un volo pomeridiano.

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