Alimentare: Ricerca, 2014 consumi giù, promozioni non bastano

Commercio: carrelli della spesa in un supermercatoNonostante un contesto deflattivo – e smentendo le previsioni – nel 2014 il consumatore ha ridotto gli acquisti anche su tipologie di consumo primarie come quelli degli alimentari e bevande. Vendite ridotte, nonostante un generale raffreddamento dei prezzi della Grande Distribuzione Organizzata che ha tentato di sostenere i volumi agendo sulla leva promozionale. Tanto è vero che il consumatore ha speso 30 euro ogni 100 per l’acquisto di prodotti in offerta secondo i dati presentati da Iri, leader mondiale sulla fornitura di informazioni sui mercati al convegno ‘Consumi Food 2015’, organizzato da Tuttofood, rassegna internazionale dell’Alimentare di Fiera Milano al quale hanno partecipato tra gli altri il presidente di Coop Italia Marco Pedroni, l’Ad di Unilever Italia Angelo Trocchia e l’Ad di Fiera Milano Enrico Pazzali. Per il 2015 si dovrebbe cambiare strada, ha indicato Angelo Massaro, Ad di Iri, secondo il quale “le promozioni non sarebbero più uno strumento efficace per far aumentare i consumi. Il livello di produttività di questa leva di marketing – ha detto Massaro – e sceso ulteriormente rispetto al 2013 aumentando il valore delle perdite di ben 117 milioni di euro. Ciò significa che la GDO sacrifica circa un 1 punto di crescita dei ricavi sull’altare delle promozioni”. Comunque, per alimentari e bevande, l’Iri prevede nel 2015 un’inversione della tendenza negativa sui volumi che sarà comunque graduale e di moderata entità, con qualche differenza nei vari settori. In particolare per l’alimentare secco ci si attende una ripresa degli acquisti e prezzi in crescita dello 0,4%, una leggera limatura invece per i consumi di freschi confezionati (salumi, formaggi, carni ecc.); un recupero dell’1% in volume per l’ortofrutta con rincari limitati entro l’1,5%; una positiva inversione di tendenza nei consumi per gelati e surgelati, il settore più danneggiato dalla crisi della domanda e dal clima; ancora un calo, sebbene più limitato per le bevande dissetanti; e un calo più moderato degli acquisti di vini e alcolici, rispetto all’ultimo biennio nel quale si sono persi il 6% di volumi. (ANSA)

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