Alla riscoperta dell’amaranto, antico cibo delle civiltà precolombiane

amarantoL’amaranto, i suoi utilizzi e le prospettive di mercato in Italia sono stati
al centro di un incontro che si è svolto oggi all’Accademia dei Georgofili,
dove sono stati illustrati anche i risultati delle prove di adattabilità di
questa coltivazione in Toscana, condotte dal gruppo di ricerca del
Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente
dell’Università di Firenze.
L’amaranto è stato il cibo dei Maya, degli Inca e degli Aztechi ma potrebbe
essere anche uno dei cibi del futuro: ha un elevato contenuto di proteine e
di calcio, e il suo contenuto di lisina – elemento essenziale
dell’alimentazione umana – è superiore a quello dei cereali, dei fagioli e
della soia, o ancora della carne, del latte e delle uova.
I suoi semi sono caratterizzati dall’assenza di glutine e quindi idonei
all’alimentazione dei celiaci.
E’ uno pseudo-cereale – come il grano saraceno o la quinoa (l’ ONU ha
dichiarato il 2013 “Anno internazionale della quinoa”) – coltivato per
secoli in Messico e sulle Ande.
“Grazie ad un finanziamento dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze – ha
spiegato il Prof. Paolo Casini, coordinatore del progetto dell’Università –
sono state condotte sperimentazioni presso il Centro per il Collaudo e il
Trasferimento dell’Innovazione di Cesa (Arezzo) della Regione Toscana. E’
emersa la buona adattabilità ai nostri ambienti dell’Amaranthus cruentus
anche in condizioni di estrema siccità. Le rese sono state variabili ma con
buoni contenuti sia di proteine che di lipidi”.
Oltre che per l’alimentazione dei celiaci, la farina di amaranto, priva di
zuccheri semplici e ricca di amilopectina e zuccheri complessi, si presta ad
essere utilizzata nelle diete di obesi e diabetici. Dell’amaranto si
possono consumare anche le foglie, come verdura.
Le foglie di alcune varietà, particolarmente pigmentate, possono essere
utilizzate per l’estrazione di un colorante rosso per l’industria alimentare
e, nel settore cosmetico e farmacologico, l’olio di amaranto, grazie
all’alto tenore di vitamina E e all’elevato potere antiossidante (anti-
invecchiamento), trova impiego soprattutto nella cura della pelle e dei
capelli.
Nel corso dell’incontro, sono stati presentati due prodotti, frutto della
collaborazione del gruppo di ricerca con due realtà imprenditoriali
fiorentine: alcune preparazioni da pasticceria (biscotti secchi e panini
dolci) realizzate dalla Pasticceria Giulia e un prodotto cosmetico a base di
olio di amaranto realizzato dall’Officina de’ Tornabuoni.

Un Commento in “Alla riscoperta dell’amaranto, antico cibo delle civiltà precolombiane”

  • Emanuele scritto il 24 marzo 2013 pmdomenicaSundayEurope/Rome 21:29

    Sapreste dirmi dove posso trovare le sementi?

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