Amarone maltrattato, famiglie storiche via dal Consorzio Valpolicella

amaroneE’ divorzio tra l’Associazione Famiglie dell’Amarone d’arte e il Consorzio Tutela Vini Valpolicella. Lo ha annunicato oggi a Verona la presidente dell’associazione Marilisa Allegrini sottolineando che “da tempo è in atto uno scempio nei confronti del vino simbolo della Valpolicella”. A fare ‘alzare’ le 12 Famiglie dell’Amarone (circa 140mln di euro il fatturato annuale complessivo) dal Tavolo di Concertazione a cui sedevano con il Consorzio “le modifiche capestro al disciplinare di produzione”. Sotto accusa, in particolare, l’ipotesi emersa in questi giorni e mai comunicata al Tavolo di concertazione dell’eliminazione del limite alla Doc per i vigneti impiantati in terreni freschi e di fondovalle. “Una sorta di condono tombale – dice l’associazione – per chi purtroppo già pratica, indisturbato, una produzione mai consentita dal regolamento”. “La verità – spiega il responsabile del Tavolo per le Famiglie dell’Amarone, Sandro Boscaini – è che, nonostante le nostre rivendicazioni, la politica di gestione non tiene più conto delle zone vocate e si adegua solo a minimi parametri di legge, a tutto svantaggio della riconoscibilità di uno dei vini simbolo del made in Italy nel mondo”. Le famiglie si schierano compatte a difesa della qualità del grande vino. “L’Amarone – sottolinea Boscaini – si può produrre solo nei terreni vocati. Il Consorzio pone invece obiettivi di quantità, sulla base delle richieste del mercato. Non per nulla negli ultimi 15 anni l’aumento della produzione è stato del 1.140%, ma l’Amarone non é una commodity e la sua fortuna nel mondo è dovuta al nostro assunto, non al loro”. L’associazione si è quindi appellata a tutti i produttori di collina affinché partecipino alla prossima assemblea del Consorzio in programma il 10 maggio. (ANSA)

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