Ambiente: Fedagri, oltre il 50% dei boschi è abbandonato


In Italia ci sono 10,6 milioni di ettari di boschi e foreste, oltre il 50% e’ abbandonato e versa in uno stato di degrado che espone il territorio al forte rischio di sviluppare incendi, i cui effetti sono amplificati dalla mancanza di manutenzione, e di gravi dissesti idrogeologici. E’ l’allarme lanciato da Fedagri-Confcooperative, in occasione dell’assemblea annuale del settore forestazione in corso a Orsara di Puglia, in provincia di Foggia. “La superficie boschiva nazionale e’ pari al 34,7% dell’intero territorio – ha sottolineato il presidente di Fedagri Maurizio Gardini -. Una percentuale superiore a quelle di paesi tradizionalmente considerati verdi come la Germania (31%) o la Francia (28,6%). Inoltre boschi e foreste italiane risultano in costante espansione, visto che negli ultimi 25 anni sono aumentati del 19% in termini di superficie”. Del resto, l’Unione Europea, nell’ambito delle risorse destinate ai Piani di Sviluppo Rurale (Psr) gestiti dalle Regioni, ha stanziato, per il 2007-2013, 1,9 miliardi di euro per le misure forestali. Dal 2007 ad oggi , e’ stato rilevato, sono stati spesi appena 386,1 milioni di euro, pari al 19,39% dello stanziamento totale. Molte Regioni, nell’ambito dei propri Piani Regionali, secondo Fedagri, non hanno saputo cogliere le opportunita’ e gli stimoli offerti dallo strumento comunitario, relegando, nella scelta degli interventi, il settore forestale a un ruolo marginale.

“La gestione forestale pianificata e’ caratterizzata da una rilevante disomogeneita’ tra le diverse realta’ territoriali italiane – prosegue Gasper Rino Talucci, presidente del settore forestazione e multifunzionalita’ di Fedagri – e viene perseguita in maniera episodica e frammentaria, in particolare per la proprieta’ privata, che rappresenta il 63,5% del totale, ma anche in quella pubblica.
La gestione forestale e’ resa difficoltosa da una normativa ormai generalmente inadeguata alla nuova situazione e da prassi amministrative lunghe, farraginose e costose. E questo mette le imprese italiane in difficolta’ di fronte a quelle di altri paesi, vedi Slovenia, che ormai aggrediscono anche il mercato locale italiano. E’ paradossale che l’Italia sia diventato il maggior importatore europeo di legna da ardere”.
Inoltre, secondo i dati illustrati da Fedagri, l’industria italiana del mobile, pur potendo contare sull’81% della superficie boschiva disponibile al prelievo di legname, senza intaccare il patrimonio vegetale e di biodiversita’, importa per il 90% il legno dall’estero, ne’ risulta avviata la filiera energetica basata sull’uso di biomasse legnose che potrebbe portare non solo ad indubbi benefici ambientali, ma anche ad una valorizzazione nella gestione del patrimonio forestale nazionale

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