Ambiente: secondo gli scienziati la lista Ue sulle specie invasive è sottostimata

zanzara tigre
Una lista nera di 50 specie ‘straniere’ invasive non metterà al sicuro l’Unione europea da questo flagello, che di specie ne conta almeno 1.500 con danni economici per oltre 12 miliardi di euro. L’allarme arriva dall’Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn), che sollecita Bruxelles a coinvolgere gli scienziati nelle decisioni sul futuro piano d’azione comune appena proposto. Dallo scoiattolo grigio alla zanzara tigre, fino alla temibile pianta ‘Ambrosia artermisiifolia’ che provoca allergie in un europeo su quattro, l’Italia è uno dei Paesi più colpiti dal problema. ”Abbiamo dati su 1.500 specie in Europa, quindi per noi una lista di 50 su cui intervenire è assolutamente inadeguata” spiega Piero Genovesi, a capo del gruppo di specialisti di specie aliene invasive dell’Iucn (www.issg.org), composto da oltre 200 esperti da 40 Paesi. Secondo Genovesi ”parliamo di un fenomeno che potenzialmente riguarda tutte le specie sulla Terra”, che una volta arrivate in un altro ambiente costituiscono bombe biologiche ad orologeria, incuranti dei confini geografici. Modi e tempi delle misure per combatterle proposte da Bruxelles secondo gli esperti non possono bastare: le decisioni verrebbero prese da un comitato nominato a livello politico con una revisione ogni cinque anni, un periodo troppo lungo considerato il tipo di minaccia. ”L’Ambrosia artermisiifolia nell’Unione europea colpisce la metà dei pazienti che hanno allergie ai pollini” spiega Genovesi. ”Solo il suo impatto si stima abbia un costo di circa 4,5 miliardi di euro l’anno, mentre con un programma di controllo pianificato su scala europea i costi potrebbero essere ridotti a 1,5 miliardi, cioè un terzo” riferisce l’esperto dell’Iucn. Secondo Genovesi nella ‘lista nera’ ”vanno inserite anche specie non presenti in Europa, che quando arrivano vanno subito rimosse. Non si richiede un’azione particolarmente costosa e complessa, ma basata su valutazioni scientifiche”. Il pericolo è che prevalgano altri interessi. ”Un esempio potrebbe essere quello del visone americano, allevato per la sua pelliccia” racconta l’esperto. ”Il fatto che sia stato bandito da Gran Bretagna e Olanda ha fatto aumentare il numero di allevamenti in Spagna e Polonia. In alcuni Paesi crea l’estinzione di anfibi, piccoli rettili e piccoli mammiferi e uccelli. E’ una minaccia per il suo cugino europeo, ormai raro, e sarebbe utile che fosse inserito nella lista comunitaria, ma per ragioni economiche potrebbe non esserci” afferma Genovesi. La Commissione Ue difende il suo piano d’attacco: ”Il numero di 50 specie è stato proposto perché lo consideriamo gestibile e consente di concentrarci sulle specie più dannose” commenta Joe Hennon, portavoce del commissario europeo all’ambiente, Janez Potocnik. ”Un numero troppo elevato difficilmente sarebbe efficace e comunque può sempre essere rivisto alla luce dell’esperienza” aggiunge Hennon. Quanto alla presenza degli scienziati nel comitato decisionale Ue ”saranno gli Stati a nominare i propri rappresentanti e ci si aspetta che abbiano conoscenze tecnico-scientifiche” conclude il portavoce. (di Chiara Spegni – ANSA)

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