Anbi, l’Italia è idrogeologicamente vulnerabile


Si è tenuto a Roma, il 15 febbraio scorso, il Report A.N.B.I. 2011 “Proposta di Piano per la Riduzione del Rischio Idrogeologico” ed il 1° Rapporto ANBI-SWG sul dissesto idrogeologico “Ridurre il rischio, difendersi dall’acqua”.

L’allungarsi della catena di disastri territoriali, registrata nell’anno 2010 a causa di eventi meteorologici particolarmente gravi, ha posto in evidenza, ancora una volta, la drammatica situazione di vulnerabilità del territorio del nostro Paese, cui non è garantito un adeguato stato di sicurezza idrogeologica.

A tal proposito, uno studio del Ministero dell’Ambiente e del Territorio e del Mare attesta che il 9,8% del territorio nazionale è interessato da aree ad alta criticità idrogeologica, che riguardano circa 3 milioni di ettari di territorio.

Il Dipartimento della Protezione Civile nel dicembre 2010, unitamente a Legambiente, ha realizzato un’indagine da cui emerge che oltre 3,5 milioni di cittadini (6% della popolazione) sono esposti al pericolo di frane o alluvioni. Si tratta di abitazioni, industrie, infrastrutture, perfino scuole ed ospedali costruiti in aree a rischio.

Nel 2010 l’Emilia-Romagna è stata interessata da eventi meteorici che hanno causato esondazioni e provocato gravi danni ad infrastrutture ed agricoltura, creando situazioni di grave pericolo anche tra Reggio Emilia, Modena e Mantova.

I danni subiti nel solo 2010 a livello nazionale per dissesto idrogeologico sono stimati in oltre 3 miliardi di euro, senza tener conto delle gravi conseguenze sull’economia e sull’occupazione.

L’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni, già nel 2010, elaborò una serie di proposte per la riduzione del rischio idrogeologico allo scopo di offrire un valido contributo per un’azione di prevenzione perlomeno nell’ambito dei territori di competenza dei Consorzi di bonifica.

La legge finanziaria 2010 ha previsto che le risorse assegnate per risanamento ambientale, pari a 1.000 milioni di euro, siano destinate a piani straordinari per la sicurezza del territorio del nostro Paese e per gli interventi aventi priorità assoluta, atti a rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico. Si è deciso di procedere alla loro utilizzazione attraverso accordi di programma con le Regioni, che contemplino il cofinanziamento regionale e definiscano la scala di priorità degli interventi, anche sentite la Protezione Civile e le Autorità di bacino.

Sono stati quindi stipulati, tra il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e le Regioni, accordi di programma, che individuano specifici interventi e le relative priorità, con un impegno complessivo di oltre 2 miliardi di euro tra finanziamento statale e cofinanziamento regionale.

La proposta complessiva, che ora proviene dai Consorzi di bonifica, per i territori di loro competenza, ammonta a 5.723 milioni di euro, riferiti a 2.519 progetti per interventi quasi tutti cantierabili: tale importo risulta irrisorio rispetto alle spese sostenute per tamponare i danni delle catastrofi idrogeologiche.

Si ricorda che il fabbisogno necessario per la realizzazione degli interventi per la sistemazione complessiva delle situazioni di dissesto sull’intero territorio nazionale è stato indicato dal Governo in 44 miliardi di euro, di cui 27 per il Centro-Nord, 13 per il Mezzogiorno e 4 per il settore del patrimonio costiero.

Il presidente del Consorzio della Bonifica Burana, Francesco Vincenzi, ha partecipato all’Assemblea A.N.B.I. e, a chiusura lavori, afferma: “condividiamo appieno la necessità di interventi condivisi frutto di azioni ‘di concerto’ tra Enti Locali e al tanto auspicato “federalismo cooperativo” evocato dall’ A.N.B.I. in sede di Assemblea. Solo una governance condivisa tra i diversi soggetti istituzionali operanti sul territorio può condurre ad azioni efficaci che non tamponino il problema attraverso un’attività di sola manutenzione, che abbiamo visto essere largamente insufficiente a fronteggiare l’emergenza idrogeologica del nostro paese. Piuttosto riteniamo che sia necessario ridurre l’aumento di consumo di suolo attraverso l’adozione di politiche volte ad un utilizzo più sostenibile del territorio: questo è possibile sulla base di una maggiore consapevolezza delle problematiche che scaturiscono da un’urbanizzazione spinta e, soprattutto, individuando delle soluzioni di pianificazione che tengano conto delle dinamiche idrogeologiche. Se dotati di opportune risorse, utilizzate in modo ottimale, crediamo si possa procedere ad investire nella realizzazione di piani condivisi per la difesa del suolo che facciano fronte in modo strutturale alla situazione di grave inadeguatezza in cui ci troviamo oggi.”

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